Cartellonistica, annunci e accordi: ma nei fatti il centro storico resta chiuso, abbandonato e inaccessibile.
Da qualche anno, in diverse zone del paese, sono stati installati cartelli turistici che indicano percorsi e luoghi del cosiddetto Borgo Carafa.
Una narrazione costruita con cura, rafforzata negli ultimi tempi anche da annunci e accordi, per promuovere l’immagine del nostro centro storico.
Peccato che questa “valorizzazione” resti confinata sulla carta, nei comunicati e nei computer.
La realtà è ben diversa.
La maggior parte dei luoghi indicati nella cartellonistica è chiusa, privata, abbandonata o in condizioni di degrado.
Non esiste un percorso realmente fruibile. Non esiste un sistema organizzato di accesso. Non esiste una vera esperienza turistica.
Ad oggi, oltre la Chiesa del Borgo e la Chiesa di San Giuseppe, non c’è praticamente nulla di visitabile.
E allora la domanda è semplice:
che senso ha promuovere itinerari che, nei fatti, non esistono?
Che figura fa il nostro paese se un turista arriva a Roccella con l’idea di visitare questi luoghi e li trova chiusi o pericolanti?
Non c’è occasione, in Consiglio comunale, in cui io non ribadisca un concetto semplice ma fondamentale:
valorizzare il centro storico non significa riempirlo di cartelli o inserirlo in qualche sito internet.
Significa altro.
Significa restaurare davvero gli immobili, aprire concretamente al pubblico i luoghi indicati, rendere accessibili chiese, palazzi e spazi storici.
Significa creare vita.
Vuol dire attivare botteghe artigiane, organizzare esposizioni e mostre permanenti, costruire itinerari reali e fruibili, capaci di offrire al visitatore un’esperienza autentica.
Perché un turista non viene per leggere un cartello.
Viene per vedere, entrare, scoprire, vivere un luogo.
E oggi, purtroppo, tutto questo a Roccella non esiste.
L’unico intervento concreto che si sta realizzando, peraltro con fondi PNRR, è il rifacimento delle stradine attorno a Via Garibaldi, con un fondo in simil marmo che appare dubbio e del tutto inadeguato per un centro storico.
Un errore che purtroppo non sorprende.
Perché ormai siamo abituati a scelte discutibili: l’intonaco esterno del castello, lo scempio della scalinata di San Giuseppe, i marciapiedi di via XXV Aprile, fino al nuovo lungomare con le balaustre pericolose e un asfalto già dissestato per errori nelle pendenze verso le grate di scolo.
È sempre lo stesso schema: propaganda, annunci, inaugurazioni… ma pochi risultati concreti e duraturi.
Nel frattempo, basta guardare cosa accade altrove. A Tropea, ogni giorno, fiumi di turisti scendono dal treno per visitare un centro storico vivo, aperto, valorizzato davvero.
E allora la rabbia cresce.
Perché a Roccella, nonostante le risorse disponibili e i finanziamenti ottenuti, si continua a investire in opere scollegate da una visione reale di sviluppo.
Si continua a raccontare una valorizzazione che non esiste.
E quella che dovrebbe essere un’opportunità si trasforma nell’ennesima occasione persa.

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