Qualche mese fa, nell’area della spiaggia adiacente al porto di Roccella Jonica, nella zona che ha ospitato il concerto di Jovanotti, sono stati piantati circa 4.000 arbusti nell’ambito di un progetto della Città Metropolitana, finanziato con fondi PNRR.
Un intervento importante, almeno sulla carta:
- 4.000 piante messe a dimora;
- Circa 30 operai impegnati nelle operazioni;
- Paletti di sostegno e reti protettive per ogni arbusto;
- Specie dichiarate: quercia, ulivo selvatico, ginestra, stincaro (pistacchio selvatico)
Oggi, a distanza di appena due mesi, la realtà è sotto gli occhi di tutti:
le piante sono quasi tutte secche o scomparse, molti paletti divelti, molte reti rimosse.
E soprattutto: gli arbusti risultano piantati direttamente sulla sabbia della spiaggia.
Senza voler anticipare conclusioni tecniche, è legittimo chiedersi:
- Chi ha redatto il progetto esecutivo?
- Chi ha indicato come idoneo un terreno sabbioso costiero per la messa a dimora di migliaia di piante arbustive?
- È stata effettuata un’analisi agronomica preventiva del suolo?
- Era previsto un sistema di irrigazione o un substrato correttivo?
- È stato verificato l’attecchimento successivo alla piantumazione?
Chi conosce minimamente le condizioni della spiaggia sa bene che la sabbia marina, priva di sostanza organica e soggetta a salinità e vento, non rappresenta un terreno favorevole per l’attecchimento di molte specie arboree e arbustive, se non previa preparazione tecnica adeguata.
Se ciò non è stato fatto, siamo davanti a un intervento quantomeno discutibile.
Proprio per fare chiarezza, è stata formalmente presentata richiesta di accesso agli atti all’Ufficio Tecnico del Comune di Roccella Jonica, chiedendo tutti i documenti autorizzativi relativi alla piantumazione.
Non si tratta di polemica, ma di trasparenza amministrativa.
Quando si utilizzano fondi pubblici — in particolare fondi PNRR — ogni euro speso deve produrre risultati concreti, misurabili e duraturi.
La tutela ambientale non può trasformarsi in un’operazione simbolica o, peggio, in uno spreco.
Se 4.000 piante muoiono dopo due mesi, significa che:
- o la scelta del sito era sbagliata,
- o le modalità di impianto non erano adeguate,
- o non è stata garantita la manutenzione necessaria,
- o tutte queste cose insieme.
In ogni caso, qualcuno ha progettato, firmato e autorizzato.
E i cittadini hanno il diritto di sapere.
Attendiamo risposta ufficiale dagli uffici competenti.

















