di Vito Pirruccio
Il 7 giugno del 1984 nella Piazza Mercato di Padova Enrico Berlinguer incitava i militanti all’impegno in occasione della chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee. Un classico della retorica berlingueriana che ha accompagnato la vita dei militanti nei momenti cruciali della lotta politica: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda!”. Quella che appariva retorica di circostanza era, invece, la consegna di un impegno a milioni di uomini e donne che sentivano di aver fatto “una scelta di vita”.
Quel comizio di chiusura e la scena del malore che ha colpito il leader del PCI sul palco di Padova sono immagini struggenti: l’ictus che lo aveva colpito lo porterà alla morte quattro giorni dopo.
Il 13 giugno 1984 una folla oceanica sfilerà a Botteghe Oscure davanti al feretro di Enrico Berlinguer e gli renderà l’abbraccio in Piazza San Giovanni sotto un caldo asfissiante. Davanti al feretro posto nell’atrio dello storico palazzo della direzione del partito alzeranno il pugno milioni di militanti giunti da ogni dove, leaders politici nazionali e internazionali si inchineranno in segno di saluto, molti si faranno il segno della Croce.
Tra questi il leader del MSI, l’on. Giorgio Almirante, l’avversario storico esponente della destra italiana post-fascista.
Lo stile del politico Prima Repubblica emerge in tutta la sua grandezza nella descrizione che si trova nel registro custodito presso la Fondazione Giuseppe Tatarella e che riassume la scena e le parole scambiate tra Donna Assunta e l’on. Giorgio Almirante deciso a sfilare, senza scorta e in mezzo a milioni di avversari, per dare l’ultimo saluto all’interlocutore fidato di tanti incontri riservati: ““Sei proprio sicuro di andare? Sì. E riprese a girare il cucchiaino nel caffè. Donna Assunta lo guardava con le mani intrecciate, come faceva sempre quand’era nervosa. Ma perché, Giorgio? Quelli sono i tuoi nemici. L’uomo scrollò le spalle. Lui al mio sarebbe venuto. Si alzò da tavola, indossò la giacca del vestito grigio, diede un bacio in fronte alla moglie e si avviò al portone. Vai da solo? Sì. L’uomo richiuse la porta dietro di sé, accese una sigaretta e lisciò i baffi, in un gesto consueto. Si fece accompagnare dall’auto per un lungo tratto di strada, poi quando vide le persone in fila, scese, si accodò.
La gente cantava, piangeva, sudava. L’uomo guardò il mare di persone, quella massa così differente dalla massa. Mostri di bravura, registi, sigle sindacali, quadri, tute blu e bandiere rosse. Un circo di varia umanità, così diversa da lui.
Lo osservò come un documentarista in un paese straniero. Poi notò che il suo sguardo era ricambiato, e che la gente non cantava più, il suono era diventato un mormorio infastidito.
Da osservatore si ritrovò osservato. Occhiate di muto rimprovero, sconcerto, incredulità. Anche preoccupazione. Come fosse venuto a rovinare qualcosa. Si infilò le mani nella giacca del vestito grigio ma continuò a guardare davanti a sé rispondendo ai piccoli passi di una folla compressa. Si aprì un corridoio e scesero i due più alti dirigenti ad accoglierlo [L’on. Nilde Iotti e l’on. Giancarlo Pajetta – n.d.r.-]. Gli riservarono un abbraccio tagliente. Per la prima ed unica volta nella sua vita varcò il portone di Via delle Botteghe Oscure.
Si posizionò al centro della camera ardente, si chinò leggermente e fece il segno della croce davanti alla cassa di legno chiaro. Poi, a mani giunte, pregò. Si allontanò dalla bara per lasciare spazio al Ministro degli Interni. Superò il picchetto d’onore e lo sguardo severo dei dirigenti. Uscì dall’ingresso laterale. La gente aveva scelto il silenzio. Non era il momento di riaprire vecchie ferite. L’uomo col vestito grigio tornò a casa a piedi, la sigaretta accesa (…)” (Tratto dalle fonti di archivio della Fondazione Giuseppe Tatarella).
Giorgia Meloni nel ricordare il dialogo intrecciato tra Berlinguer e Almirante sulla Piattaforma X, nel 42° anniversario della morte di Enrico Berlinguer, scrive un post dal tono meditato e riflessivo: “… Ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone. Perché si può fare politica secondo visioni diverse, anche diametralmente opposte, senza per forza demonizzare l'avversario. Senza rinunciare al confronto, anche acceso, e allo stesso tempo alla consapevolezza di appartenere tutti alla stessa comunità nazionale. Il nostro compito è servire l'Italia e gli italiani. L'ho sempre pensato e sostenuto: le idee forti non temono il confronto”.
Cosa ha detto di strano e di strumentale la Presidente del Consiglio per essere attaccata dai “barricaderi della parola” che straparlano a sinistra?
La democrazia è diventata vuota di idee, ma assordante e piena di risse. Questa degenerazione è il segnale più evidente del crollo ideale dell’impianto democratico. L’intelligenza non teme il confronto, tantomeno il rispetto dell’avversario. Sicuramente è da apprezzare il valore attribuito ad alcuni passaggi tragici della storia democratica superati, anche, grazie alla capacità di ergersi dagli steccati ideologici. Quel gesto dell’on. Giorgio Almirante e la compostezza di quei milioni di militanti comunisti che hanno saputo nel silenzio dare valore al comportamento rispettoso dell’avversario dinanzi al feretro del leader comunista sono la sintesi perfetta che racchiude di significato il valore della democrazia e del confronto, anche tra lontani.
Oggi i “barricaderi della parola” hanno perso l’ennesima occasione di risparmiarci il frastuono delle accuse a vuoto. Tra chi oggi sale sulle barricate solo a sentir pronunciare dalla Meloni il nome di Enrico Berlinguer, ci sono molti reduci (Li ricordo bene!) di quelle “frange proletarie” che appellandosi al puritanesimo marxista seminavano disprezzo per l’uomo del Compromesso Storico il quale sapeva dialogare con avversari storici come l’on. Giorgio Almirante e con un pilastro della democrazia italiana come l’on. Aldo Moro, barbaramente ucciso 48 anni fa e stipato nel bagagliaio di una Renauld rossa in Via Caetani, alle spalle del palazzone dove, il 13 giugno 1984, resero omaggio al feretro di Enrico Berlinguer uomini e donne di tutte le appartenenze politiche.
Chi oggi si inalbera dinanzi al riconoscimento rispettoso dell’esponente della destra italiana ad Enrico Berlinguer farebbe bene a guardare nel proprio album di famiglia e rinfrescarsi i ricordi quando ondeggiava sulla democrazia italiana al grido: “Né con lo Stato né con le br”, ricevendo il tranciante giudizio berlingueriano di “untorelli diciannovisti”.




















