In 17 anni in cui ho seguito le vicende amministrative del nostro Comune, mai mi era capitato di registrare un livello così elevato di inefficienza, superficialità e arroganza politica.
Oggi, a distanza di oltre venticinque anni di questa gestione amministrativa, siamo arrivati probabilmente al momento più buio di sempre, con vicende che appaiono sempre più assurde e, per certi versi, inverosimili.
L’ultimo caso riguarda l’Auditorium comunale “Unità d’Italia”.
Siamo di fronte a una vicenda che non può essere archiviata con leggerezza e che merita, invece, risposte chiare, puntuali e soprattutto responsabilità.
Sull’Auditorium comunale “Unità d’Italia”, qualche anno fa, è stato installato un impianto fotovoltaico finanziato con risorse pubbliche per un importo rilevante, quantificabile in oltre 300 mila euro.
Un investimento che avrebbe dovuto produrre energia, ridurre i costi per l’Ente e contribuire alla sostenibilità ambientale.
E invece, secondo quanto emerso anche nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, quell’impianto non avrebbe mai prodotto energia in maniera significativa.
Oggi, a distanza di anni, quei pannelli vengono rimossi e smantellati, mentre si procede con un nuovo intervento, anch’esso finanziato con ulteriori risorse pubbliche.
Siamo di fronte a un fatto gravissimo.
Perché se un impianto costato centinaia di migliaia di euro non ha mai funzionato ed è stato oggi dismesso senza aver prodotto alcun beneficio, si configurerebbe un evidente e serio danno erariale a carico della collettività.
Non è accettabile liquidare tutto parlando genericamente di “errori dei tecnici” o di “criticità dell’impianto”.
Quando si utilizzano risorse pubbliche esistono responsabilità precise, controlli obbligatori, collaudi che devono garantire il funzionamento delle opere.
Per questo ho presentato subito una richiesta di accesso agli atti, con la quale chiedo il tipo, l'entità e la data del finanziamento con la quale è stato installato l'impianto fotovoltaico sull'auditori, i tempi e modalità di realizzazione, i soggetti coinvolti (progettisti, imprese, direttori dei lavori, collaudatori), l'effettiva produzione energetica dell’impianto, cause del mancato funzionamento, i motivi del ritardo negli interventi correttivi per poter individuare eventuali responsabilità amministrative e tecniche.
Una vicenda che non è isolata
Quello dei pannelli fotovoltaici non è un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro sempre più preoccupante.
Una lunga serie di opere pubbliche che presentano criticità evidenti:
- le piastrelle divelte al Porto;
- il manto stradale nel lungomare privo di adeguate pendenze;
- le balaustre pericolose sempre sul lungomare;
- il ripascimento della spiaggia, effettuato proprio a ridosso dell'imboccatura del porto, già compromesso da una lieve mareggiata che ha riportato la sabbia dove è stata tolta.
- le abitazioni di via Micare’, di recente realizzazione, già interessate da infiltrazioni e allagamenti;
- le piastrelle di via XXV Aprile, diventate pericolose per i pedoni, dove anche gli addetti ai lavori rimangono basiti nello smantellare piastrelle di ottimo stato per impiantare delle nuove che sono peggiori!
- e uno stato diffuso di degrado delle strade cittadine e periferiche e soprattutto delle contrade, ormai ridotte a un colabrodo.
Qui non siamo più di fronte a semplici errori o a episodi isolati.
Qui siamo davanti a una gestione delle opere pubbliche che, nei fatti, sta producendo sprechi, inefficienze e situazioni di rischio per i cittadini.
Il caso dell’impianto fotovoltaico dell’auditorium è emblematico: centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici investiti, nessun risultato, e oggi la rimozione totale dell’impianto.
Questo è un fallimento amministrativo che, se confermato dagli atti, assume i contorni di un possibile danno erariale su cui non si può e non si deve tacere.
Non basta minimizzare. Non basta scaricare responsabilità in modo generico.




















