All'indomani dell'acceso Consiglio Comunale di martedì scorso, sono state diverse le chiamate e i messaggi ricevuti da parte di amici e concittadini che hanno seguito l'assise in TV su Telemia o sui canali social.
A tutti voi, che ci avete contattato per farci i complimenti per la chiarezza dei nostri interventi, per la fermezza nel raccontare ciò che sta realmente accadendo in questo paese e per aver finalmente animato un dibattito democratico, va il nostro grazie più sincero. Sentire la vostra vicinanza e il vostro affetto ci dà la forza di andare avanti con ancora maggiore determinazione.
Tuttavia, tra le righe delle tante attestazioni di stima, ho colto una preoccupazione profonda e diffusa per le sorti della nostra comunità. Un timore più che giustificato: il paese è stato fatto scivolare in una grave crisi finanziaria, culminata in un piano di riequilibrio che tenta di metter una pezza a un buco nei conti comunali di oltre 3 milioni di euro.
Ciò che sconcerta di più — e che ci rende estremamente scettici sul futuro — è che gli stessi amministratori che hanno causato questo disastro pretendono oggi di esserne i risanatori.
L'atteggiamento visto in aula da parte della maggioranza è apparso leggero, superficiale e quasi distaccato. Un approccio spregiudicato che lascia intendere come l'obiettivo primario non sia il reale risanamento delle casse comunali, ma unicamente il prolungamento della propria sopravvivenza amministrativa (con relativi compensi mensili per sindaco e assessori). Continuare con questo corso significa andare dritti verso il dissesto finanziario: una strada segnata che porta dritta al commissariamento da parte dello Stato e al conseguente blocco di ogni finanziamento.
Senza un radicale cambio di rotta nella programmazione, il destino del nostro paese sarà inesorabilmente la regressione e il fallimento.
Qui non si tratta di "opinioni" o di schieramenti politici: parliamo di fatti gravissimi e documentati negli atti ufficiali, oggi finiti sotto la lente d'ingrandimento della Corte dei Conti. Per anni si è cercato di occultare i conti in rosso, ma oggi nodi e cifre sono venuti alla luce in tutta la loro gravità.
Di fronte all'evidenza, la maggioranza ha provato ad arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere le colpe del passato, arrivando a ripetere il solito ritornello: "Non alzeremo le tasse e non toccheremo i servizi".
Ma a chi vogliono dar da intendere queste favole?
Sulle tasse: Come si fa ad aumentarle se sono già da anni al massimo consentito dalla legge?
Sui servizi: Di quali servizi parlano esattamente? Delle nostre strade ridotte a un colabrodo? Delle condotte idriche ancora in cemento amianto? Dei problemi con la qualità dell'acqua, della sporcizia dilagante o dei marciapiedi completamente sradicati e pericolosi?
Non possiamo più permetterci di far finta di nulla. In attesa delle prossime iniziative che il nostro movimento promuoverà per informare la cittadinanza in modo ancora più dettagliato e trasparente su quanto sta accadendo, rinnovo il mio grazie a chiunque continui a sostenere questa battaglia di verità.
In attesa delle prossime iniziative che il nostro movimento promuoverà per informare la cittadinanza in modo ancora più dettagliato e trasparente, voglio rivolgermi direttamente a ciascuno di voi.
Con questa situazione non è più possibile andare avanti.
Oggi vi chiedo con forza di tirare fuori l'orgoglio! Non dobbiamo avere paura, né tantomeno scoraggiarci. Vi chiedo di scendere in campo, di darci una mano per mettere fine a questo modo di gestire spregiudicato e irresponsabile. Solo cambiando radicalmente l'atteggiamento e il modello di gestione avremo la possibilità di risanare i conti e di ripartire davvero.
Se non lo facciamo ora, se non facciamo sentire la nostra voce e non ci mettiamo in gioco in prima persona, il tramonto di questo paese è purtroppo già segnato.
Amiamo questo paese. Facciamo valere il nostro orgoglio e cambiamo insieme il suo destino!
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