Ci sono persone che vivono tra noi con una presenza discreta ma capace di lasciare un segno profondo, fatto di gentilezza, di un sorriso spontaneo e di un entusiasmo vero per le cose belle.
Sergio Simone era proprio così: un uomo buono, solare, benvoluto e stimato da chiunque qui a Roccella Jonica.
Per molti anni Sergio è stato, per tantissimi viaggiatori, pendolari e concittadini, un volto amico lungo le linee ferroviarie. Nel suo lavoro di capotreno di Ferrovie dello Stato / RFI — svolto prima a Milano e poi per lungo tempo nella sua amata Calabria — metteva lo stesso garbo, la stessa pazienza e la stessa dedizione che lo hanno contraddistinto nella vita di tutti i giorni.
Ma finiti i turni di lavoro sui binari, dismessa la divisa, per Sergio iniziava un altro viaggio. Nel suo garage di casa, trasformato in un laboratorio artigianale e luogo di pura creatività, dava forma alla sua immensa passione per il legno.
Definirlo un semplice collezionista o modellista sarebbe riduttivo: Sergio è stato un vero e proprio "Mastro Geppetto" di Roccella. La sua storia artistica è affascinante perché nata per caso e mossa dall'affetto profondo per la famiglia: Intorno ai vent’anni, osservando il carretto a mano con cui il padre marinaio andava a vendere il pesce al mattino, gli nacque dentro il desiderio di riprodurlo.
Trovato un pezzo di legno abbandonato sul pianerottolo di casa, iniziò a scolpire. Da quel primo gesto d'amore e di memoria è scoccata la scintilla di un'arte durata una vita.
Senza mai aver frequentato scuole d'arte o corsi di formazione, da perfetto autodidatta, Sergio sapeva "ascoltare" la materia prima. Come diceva lui stesso, l'oggetto da creare si trovava già dentro il blocco di legno: serviva solo liberarlo togliendo la materia superflua con mani "poderose e sensibili".
I tronchi grezzi di ulivo, faggio, iroko, tek o pino di Svezia prendevano vita sotto le sue pialle e i suoi scalpelli.
Il suo "piccolo universo di miniature" e di opere in scala reale comprendeva una varietà incredibile di oggetti come mezzi di locomozione (lambrette, biciclette, ruspe, velieri curati nei minimi dettagli, macchine d'epoca e barche), riproduzioni iconiche ,(la mitica Ape tre ruote realizzata in scala e l'indimenticabile Vespa PK 50 scolpita in scala 1-1, del tutto funzionante a batteria e dotata persino di motore e casco in legno. Un capolavoro a cui dedicò quasi due anni e mezzo di lavoro meticoloso); oggetti d'arredo e di fede (preziosi tavoli, specchiere, scacchiere e bassorilievi a tema sacro, tra cui il suo amato e "miracoloso" quadro del Pinocchio, tenuto in bella mostra in cucina).
Per realizzare le sue opere era capace di lavorare fino a dieci ore consecutive senza neppure accorgersi del tempo che passava. La sua maestria lo portò ad esporre e incantare in diverse mostre ed eventi — dal lungomare di Roccella con l'Associazione "Liberi Artisti" fino alle esposizioni presso l'Università della Calabria —, dove le sue sculture (raccolte spesso sotto il titolo emblematico di "Emozioni impresse nel legno") conquistavano chiunque per la straordinaria fattura e il calore che riuscivano a trasmettere.
Al di là dell'arte e del lavoro, il vero centro di gravità della vita di Sergio è sempre stata la sua famiglia. Tutto ciò che faceva prendeva forma ed energia tra le mura di casa, luogo di pace in cui amava custodire gli affetti più cari. Non è un caso che tra le sue sculture più care ci fosse quel rigoroso "album di famiglia" in legno con incisa la scritta "The best of Sergio": un tributo intimo, sincero, con cui ha voluto racchiudere nel materiale a lui più caro l'amore per i suoi affetti.
Ogni opera finita trovava il suo valore più grande proprio quando veniva condivisa con la sua famiglia, nello sguardo orgoglioso della moglie e dei figli e nei sorrisi dei suoi amati nipotini.
Nonostante i riconoscimenti e l'ammirazione di quanti osservavano le sue creazioni, Sergio è sempre rimasto un uomo umile e semplice. Non lavorava per il plauso, ma per il puro amore della tradizione, del lavoro manuale e per regalare gioia a chi gli stava vicino.
Oggi la sua prematura scomparsa lascia un grande vuoto nella sua famiglia: nella moglie Ornella Deluca, nei figli Jessica e Marco, nei suoi adorati nipotini Vincenzo Pio e Michael, nei fratelli, nella sorella e in tutti i cari che lo hanno amato e protetto.
Ma un senso di profondo smarrimento lo avverte l'intera cittadinanza di Roccella Ionica, che perde un amico sincero, un lavoratore esemplare e un talento puro.
I suoi legni continueranno a raccontare di lui, delle sue mani sapienti e della sua straordinaria pazienza.
Ma l'opera più bella che Sergio ci lascia è il ricordo della sua bontà, della sua profonda dedizione alla famiglia e di un esempio di vita vissuto sempre con il cuore in mano.
Fai buon viaggio, Sergio. Grazie per le emozioni che hai saputo scolpire nel legno e per quelle, ancora più grandi, che hai lasciato nei nostri cuori.







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