Nel giorno della commemorazione dei defunti, Valentina Zito affida al sindaco una lettera carica di dolore, affetto e amarezza. Non chiede targhe, piazze o riconoscimenti, ma soltanto una parola, un ricordo umano per il padre Antonio, che ha guidato Roccella dal 1980 al 1990 e che, con il suo impegno, ha contribuito alla storia della nostra comunità. Pubblichiamo la sua lettera, perché certe testimonianze meritano di essere ascoltate e perché il ricordo di chi ha servito il proprio paese non dovrebbe appartenere soltanto alla memoria dei familiari.
Al Signor Sindaco di Roccella
Signor Sindaco,
mi permetto di scriverLe come figlia.
Oggi sono 6 anni che mio padre, Antonio, non c'è più. Se n'è andato il 2 novembre, il giorno dei morti.
Le chiedo con il cuore in mano: mi può spiegare perché il Suo animo non sente di spendere una sola parola per lui in un giorno particolare?
Non Le chiedo una piazza, non Le chiedo una targa. Le chiedo una parola. Un ricordo umano.
Mio padre ha dato tanto per la sua amata Roccella. Con sacrificio, impegno, onestà. Lo ha fatto quando era faticoso farlo, senza guardare l'orologio, senza chiedere nulla in cambio. E se Roccella è quello che è, è anche grazie a uomini come lui.
Da 6 anni, da parte delle Istituzioni, solo silenzio totale.
Forse per Lei non era nessuno. Per me era tutto. Era un uomo onesto, preparato e di grandi principi. Un uomo perbene.
Io lo ricorderò sempre, con o senza le Istituzioni. Chi gli ha voluto bene lo farà con il cuore.
Ma da primo cittadino di questa comunità, mi aspettavo almeno un segno di rispetto per chi questa comunità l'ha servita.
Resto in attesa di una Sua risposta, se avrà voglia di darla.
Con rispetto,
La figlia di Antonio
Valentina Zito.

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