Nel nostro intervento in Consiglio comunale abbiamo evidenziato le criticità finanziarie di Jonica Multiservizi e Porto delle Grazie, i pesanti debiti del perimetro consolidato e le incognite legate al futuro della società portuale. Una gestione che continua a intrecciare le fragilità finanziarie del Comune con quelle delle società partecipate, senza offrire sufficienti garanzie ai cittadini. Il nostro giudizio politico è fortemente negativo: non si possono privatizzare i profitti e pubblicizzare le perdite. Per queste ragioni abbiamo espresso voto contrario.
Il nostro intervento nel Consiglio Comunale del 29 Ottobre.
Presidente, Sindaco, colleghi consiglieri,
il bilancio consolidato rappresenta lo specchio delle scelte di esternalizzazione e dei modelli di governance adottati da questa amministrazione.
Se da un punto di vista formale l'Organo di Revisione ha espresso parere favorevole, dopo una serie di correzioni e adeguamenti in extremis dei testi e delle schede tecniche, l'analisi dei dati e delle relazioni allegate ci restituisce un quadro politico-finanziario fortemente preoccupante, strettamente interconnesso con la grave crisi strutturale che ha colpito l'ente capogruppo e che ha reso inevitabile l'adozione del Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale (PRFP).
Innanzitutto, vogliamo evidenziare il peso schiacciante e la forte dipendenza di Jonica Multiservizi S.p.A. dal Comune.
Dalla nota integrativa emerge che Jonica Multiservizi realizza il 98,4% dei propri ricavi attraverso affidamenti diretti da parte del Comune di Roccella Jonica, relativi ai servizi idrico, di igiene urbana, depurazione e decoro urbano.
Siamo di fronte a una società quasi totalmente dipendente da un unico committente. Questo significa che ogni tensione di cassa, ogni ritardo nei pagamenti o ogni criticità strutturale del Comune si ripercuote direttamente sugli equilibri della società e viceversa.
Dagli atti emergono, inoltre, disallineamenti significativi tra le poste vantate dall'Ente e quelle contabilizzate dalla partecipata. Ci riferiamo, in particolare, al differenziale sui crediti vantati da Jonica Multiservizi nei confronti del Comune, superiore a 405 mila euro, in gran parte riconducibile al debito fuori bilancio relativo alla gestione del depuratore consortile per gli anni 2022-2024, sterilizzato e inserito nel piano di rateizzazione del Piano di riequilibrio pluriennale.
Questo dato dimostra una storica difficoltà nella riconciliazione tempestiva e puntuale delle posizioni reciproche tra l'ente capogruppo e le società partecipate.
Andiamo avanti.
Il perimetro consolidato evidenzia debiti complessivi per oltre 27,2 milioni di euro, con una massa di debiti verso fornitori che si attesta ancora sui 9,04 milioni di euro, ai quali si aggiungono debiti tributari ed erariali per 1,68 milioni di euro.
Numeri che confermano come la filiera pubblica locale continui a gravare pesantemente sui tempi di pagamento della filiera economica territoriale, rendendo necessario un monitoraggio particolarmente rigoroso, soprattutto nell'ottica dell'attuazione del Piano di risanamento finanziario.
Tra i fatti di rilievo segnalati dallo stesso Organo di Revisione, vi è la scadenza ormai imminente, fissata al 31 dicembre 2026, per il subentro del Gestore Unico So.Ri.Cal. S.p.A. nel servizio idrico integrato, con il conseguente trasferimento della totalità del personale attualmente impiegato da Jonica Multiservizi in questo ramo di attività.
Chiediamo, pertanto, all'amministrazione di chiarire quali saranno gli impatti occupazionali, economici e di bilancio per la società in house e per le casse comunali, una volta venuta meno una fetta così rilevante della sua attività, che rappresenta circa il 37% dei ricavi legati al servizio idrico.
Un capitolo a parte merita l'analisi della Porto delle Grazie S.r.l.
Dagli atti in nostro possesso emerge una realtà economica a dir poco paradossale.
A fronte di una struttura portuale che gestisce una considerevole mole di presenze di imbarcazioni, beneficia di ingenti investimenti pubblici e movimenta flussi turistici rilevanti, l'utile d'esercizio si ferma a una cifra estremamente modesta: appena 44.780 euro.
E se guardiamo ai dividendi e, più in generale, al ritorno economico per le casse dell'Ente e per la collettività, la cifra diventa politicamente irrisoria, quasi ridicola.
Ci chiediamo come sia possibile che un'infrastruttura strategica di tale portata, con un valore della produzione superiore a 1,46 milioni di euro, produca una redditività così marginale per il Comune.
Questa gestione economica sottotono evidenzia una mancata capacità di valorizzare commercialmente e finanziariamente un asset pubblico di prim'ordine, trasformando quella che dovrebbe essere una risorsa importante per l'economia e per il bilancio di Roccella in una società dalla redditività quasi nulla.
Ma c'è un aspetto ancora più preoccupante che non possiamo assolutamente ignorare.
È necessario evidenziare che il bilancio apparentemente positivo della società Porto delle Grazie si regge anche sulla decurtazione operata dalla stessa società sulle somme dovute, in base alla concessione, alle Autorità demaniali.
Si tratta di una decurtazione unilaterale che la società non poteva effettuare e sulla quale grava l'esito del giudizio attualmente in corso, promosso dalla società nei confronti delle Autorità demaniali e dello stesso Comune, che è il soggetto istituzionale incaricato di riscuotere il canone stabilito dalla concessione per conto delle Autorità demaniali.
La società non ha ottemperato al pagamento delle somme dovute e, riducendo unilateralmente il canone, ha contravvenuto agli impegni assunti con la sottoscrizione della concessione.
In questo modo si è esposta a un rischio potenzialmente esistenziale per la propria stessa sopravvivenza.
Un eventuale esito negativo del giudizio potrebbe infatti tradursi in una situazione di gravissima difficoltà finanziaria, fino al rischio di fallimento, perché la società si troverebbe a dover corrispondere ingenti somme di cui, allo stato, non dispone assolutamente.
Possiamo quindi affermare che anche i bilanci del Porto delle Grazie sono oggi esposti a un rischio concreto, proprio come lo sono i conti del Comune, già alle prese con il pre-dissesto finanziario.
A tutto questo dobbiamo aggiungere gli accertamenti della Guardia di Finanza, che hanno evidenziato il mancato pagamento, da parte della Porto delle Grazie, di ingenti somme dovute al Comune per IMU e TARI.
Ricordiamo che già lo scorso anno, quando abbiamo sollevato la questione, il sindaco ci rispose che quelle somme non erano dovute.
Una posizione che, alla luce degli accertamenti della Guardia di Finanza, solleva interrogativi ancora più pesanti.
Si ha quasi la sensazione che, a tutelare gli interessi dei cittadini di Roccella, offra maggiori garanzie la Guardia di Finanza che non il sindaco stesso.
Un sindaco che, nei fatti, sembra fare di tutto affinché IMU e TARI non vengano pagate dalla società Porto delle Grazie, mentre i cittadini roccellesi continuano a essere vessati quotidianamente con bollette e notifiche di accertamento.
In questa vicenda il Comune è venuto a trovarsi in una situazione di gravissimo conflitto di interessi: da una parte è azionista di maggioranza della società Porto delle Grazie, dall'altra è il soggetto istituzionale che dovrebbe riscuotere il canone concessorio per conto delle Autorità demaniali.
Si è dunque concentrata in capo allo stesso Comune una commistione di interessi che riteniamo inaccettabile e fuori da ogni regola di corretta gestione amministrativa.
Siamo di fronte, come abbiamo già detto in altre circostanze e come ribadiamo oggi, a un'amministrazione che opera secondo una logica ben precisa: privatizzare i profitti e pubblicizzare le perdite.
Una logica che è lontana anni luce dalla tutela degli interessi dei cittadini di Roccella Jonica.
Ritornando al bilancio consolidato, vogliamo sottolineare un'ulteriore criticità che riguarda la formazione e la produzione degli atti contabili.
Ancora una volta, infatti, assistiamo a una predisposizione dei documenti a ridosso delle scadenze, con la necessità di continue note integrative, correzioni e integrazioni documentali.
È quanto emerge dai numerosi rilievi che sono stati superati soltanto grazie a successive interlocuzioni tecniche, intervenute tra il 10 e il 19 ottobre 2026.
Un'amministrazione che si trova in una situazione di riequilibrio finanziario avrebbe il dovere di programmare e blindare con largo anticipo l'attività contabile e il sistema dei controlli, senza essere costretta ogni volta a rincorrere le scadenze normative.
Per tutte queste ragioni, la nostra posizione è chiara.
Pur prendendo atto del lavoro di ripulitura contabile svolto dall'Organo di Revisione per giungere alla quadratura formale del bilancio consolidato, il nostro giudizio politico sull'azione amministrativa resta fortemente negativo.
Riteniamo che questo documento non faccia altro che confermare la fragilità di un sistema che continua a reggersi grazie a interventi straordinari di bilancio, a piani di rientro pluriennali e a società partecipate che presentano criticità economiche e gestionali tutt'altro che trascurabili.
Non siamo di fronte a un sistema solido, capace di generare valore e garantire prospettive economiche per il territorio, ma a un sistema che continua a trascinare con sé le fragilità finanziarie dell'Ente, trasferendole anche alle proprie partecipate.
Per tutte queste ragioni, il nostro gruppo esprimerà voto contrario sulla proposta di delibera.
Nessun commento:
Posta un commento