C’è chi usa la propria voce per dividere e chi, come Matteo Nesci, la usa per costruire ponti di coraggio e inclusione.
In un mondo ancora troppo spesso prigioniero di stereotipi polverosi, Matteo ha deciso di alzarsi e parlare a nome di chi non ha ancora la forza di farlo. Commentando la notizia di un giovane ballerino costretto a lasciare la danza classica a causa del bullismo, Nesci non ha solo offerto solidarietà, ma ha condiviso il suo potente percorso di riscatto.
Perché le parole di Matteo sono fondamentali:
L'autenticità del vissuto: Matteo è stato quel bambino "preso in giro" e bullizzato. Sa cosa significa sentirsi dire che la danza è "roba da femminucce".
La danza come strumento di vita: Non è solo tecnica o spettacolo; è disciplina, amore per il proprio corpo e, soprattutto, famiglia.
Il successo oltre il dolore: Oggi Matteo è pedagogista, psicologo e insegnante di danza. Ha dimostrato che le passioni, se coltivate con tenacia, non solo ci salvano, ma definiscono chi siamo professionalmente e umanamente.
"Siate voi stessi, siate diversi, perché il mondo ha bisogno della vostra diversità, perché voi siete unici e originali."
Queste parole non sono solo un invito per i giovani ballerini, ma per chiunque si senta "fuori posto" nel perseguire i propri sogni.
Grazie, Matteo, per ricordarci che la vera danza è quella della libertà, e che nessuno ha il diritto di fermare la musica della nostra vita.
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