di Vito Pirruccio
Sul palco dell’Ariston di Sanremo Gianna Pratesi, la gelataia di 105 anni di Chiavari, ci ha riportato a quel 1946 che ha segnato la Storia del nostro Paese dopo vent’anni di dittatura fascista.
Nelle parole lucide dell’ospite di Carlo Conti abbiamo ascoltato tutta la tensione ideale che ha animato una generazione di donne e di uomini alle prese con la rinascita del Paese e con la conquista della democrazia dopo il ventennio.
Su quel palco accanto a Gianna Pratesi c’erano idealmente 12 milioni di donne che hanno dato una svolta epocale alla Storia dell’Italia.
Di questo parleremo come “I Care!” l’8 marzo prossimo in occasione della Festa della Donna che celebreremo, in un caratteristico locale di cucina calabrese, con l’iniziativa “A cena con l’autore”, un mix di festa e di approfondimento storico-culturale, insieme a Bruno Gemelli coautore de “L’ape furibonda” edito da Rubbettino.
L’iniziativa di “I Care!” si inquadra nel solco della condivisione di un pezzo di Storia che ha come teatro la Calabria dentro il risveglio democratico nazionale con in testa le donne.
Sì, le donne di Calabria, raccontate nel volume de “L’ape furibonda”, che hanno segnato un nuovo protagonismo in una terra piena di contraddizioni come la nostra Regione, capaci di camminare nel solco del progresso dentro il nuovo quadro democratico dell’Italia uscita dalla guerra e dalla dittatura fascista.
Se Gianna Pratesi ha portato sul palco dell’Ariston quel fiume di 12 milioni di donne italiane protagoniste della rinascita democratica del Paese, c’è un record nazionale ascrivibile alla Calabria tra marzo e aprile 1946, mesi prima del voto referendario del 2 giugno 1946 sulla scelta tra Repubblica e Monarchia: l’elezione di 3 donne calabresi sindaco su 11 elette in Italia e l’elezione della più giovane donna sindaco d’Italia, Caterina Tufarelli Palumbo eletta alla guida del Comune di San Sosti (CS).
La Calabria, in quel passaggio storico dell’Italia, con Caterina (Ketty) Tufarelli Palumbo, proveniente dalle fila della Democrazia Cristiana, si porrà all’attenzione del Paese.
Ketty aveva conosciuto durante il periodo degli studi a Roma, presso il Collegio del Sacro Cuore di Trinità dei Monti, la figlia di Alcide De Gasperi e, rientrata in Calabria, si spende per la comunità di San Sosti e costituisce la sezione femminile della DC il 1° agosto del 1945. Il 17 marzo del 1946 si candida alla guida del comune cosentino e viene eletta sindaco il successivo 24 marzo. Insieme a lei in quella tornata elettorale amministrativa altre 2 donne di Calabria verranno elette: Ines Nervi, sindaca di San Pietro in Amantea (CS) e Lydia Toraldo Serra, sindaca di Tropea (VV). Tutte donne militanti nel movimento cattolico e nel partito della Democrazia Cristiana.
Accanto alla vitalità democratica delle donne calabresi, non mancano le contraddizioni in una terra storicamente alle prese con una crisi sociale che segnerà drammaticamente la storia del Paese in quegli anni: il 28 novembre 1946 Giuditta Levato di Calabricata nel Comune di Albi, oggi Sellia Marina, cadrà sotto i fucili degli agrari per la sola “colpa” di reclamare terra, pane e lavoro e il 29 Ottobre del 1949 Angelina Mauro vedrà spezzata la sua giovane vita, insieme a Francesco Nigro e Giovanni Zito, nella strage di Melissa.
Alle elezioni amministrative del 1946 la Calabria delle contraddizioni segnerà, è corretto dirlo, un record negativo in controtendenza rispetto all’elezione delle 3 donne sindaco: Zaccanopoli, in provincia di Vibo Valentia, sarà l’unico comune d’Italia in cui si verificherà l’astensione totale delle donne al voto. Una macchia che sporca la vitalità democratica del movimento femminista calabrese di quel periodo.
La Storia della Calabria e delle sue donne passato quel periodo di speranza e di entusiasmo farà molta fatica a riemergere dalla crisi socio-economica che avrà nell’emigrazione biblica del dopoguerra il suo segno distintivo. Le donne dovranno attendere il 1963 per vedere una calabrese eletta al Parlamento: Jole Giugni Lattari, professoressa di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico “Pitagora” di Crotone, allieva di Benedetto Croce, eletta nelle fila del Movimento Sociale Italiano.
La Festa delle Donne di “I Care!”, il prossimo 8 marzo, la celebreremo, pertanto, intorno a un tavolo allestito di mimose e pietanze della nostra terra, con il racconto e i ricordi dei “sapori democratici” che donne come Caterina (Ketty) Tufarelli Palumbo hanno saputo offrire alla giovane democrazia italiana in quei passaggi cruciali e difficili di 80 anni fa.
Senza dimenticare naturalmente le 21 donne, su 556 deputati eletti alla Costituente, che daranno un’impronta indelebile alla Carta costituzionale della Repubblica italiana che qui di seguito voglio ricordare. Un dato che ad “I Care!” non può sfuggire e non può passare sotto silenzio: metà di queste Madri Costituenti sono donne di scuola:
1 Adele Bei (Partito Comunista Italiano)
2 Bianca Bianchi (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria)
3 Laura Bianchini (Democrazia Cristiana)
4 Elisabetta Conci (Democrazia Cristiana)
5 Maria De Unterrichter Jervolino (Democrazia Cristiana)
6 Filomena Delli Castelli (Democrazia Cristiana)
7 Maria Federici (Democrazia Cristiana)
8 Nadia Gallico Spano (Partito Comunista Italiano)
9 Angela Gotelli (Democrazia Cristiana)
10 Angela M. Guidi Cingolani (Democrazia Cristiana)
11 Leonilde Iotti (Partito Comunista Italiano)
12 Teresa Mattei (Partito Comunista Italiano)
13 Angelina Livia Merlin (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
14 Angiola Minella (Partito Comunista Italiano)
15 Rita Montagnana Togliatti k(Partito Comunista Italiano)
16 Maria Nicotra Fiorini (Democrazia Cristiana)
17 Teresa Noce Longo (Partito Comunista Italiano)l18 Ottavia Penna (Fronte dell'Uomo Qualunque)
19 Elettra Pollastrini (Partito Comunista Italiano)
20 Maria Maddalena Rossi (Partito Comunista Italiano)
21 Vittoria Titomanlio (Democrazia Cristiana)

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