di Vito Pirruccio
Referendum del 22-23 marzo tra memoria corta e ipocrisie politiche: dall’autonomia differenziata del 2001 alla separazione delle carriere, il richiamo a un voto libero e consapevole oltre le narrazioni di parte.
Il 22 e 23 marzo ognuno voti facendo appello alla propria coscienza e ignori la valanga di ipocrisia, proveniente da destra e sinistra, di questa assurda campagna referendaria. Ma la più grande ipocrisia sciorinata e ostentata attraverso i media e amplificata dai social è quella di chi grida al pericolo della modifica della “Costituzione più bella del mondo” facendo finta di dimenticare di aver operato, sostenuto, votato e confermato 25 anni fa con Referendum un vero e proprio stravolgimento della Carta costituzionale. Ciò è avvenuto con l’approvazione della Legge di modifica della Costituzione n. 59 del 12 marzo 2001 (Governo Amato II), confermata dal popolo sovrano con Referendum del 7 ottobre dello stesso anno. Una modifica che ha infilato nella Costituzione della Repubblica italiana l’assetto federalista dello Stato con la famigerata Autonomia Differenziata.
Oggi si vuole separare la carriera dei magistrati, nel 2001 si è separata l’Italia.
Ricordo agli smemorati di oggi che la modifica in senso federalista dello Stato e l’introduzione in Costituzione dell’Autonomia Differenziata, la madre di tutte le battaglie della Lega contro il Sud assistito, è stata voluta dal Governo Amato II. Un Governo di centrosinistra al quale aveva tolto l’appoggio Rifondazione Comunista. Legge Costituzionale n. 59/2001 votata a Camere sciolte (Il Decreto di Scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica porta la data dell’8 marzo 2001) e a poco più di un mese dalle elezioni anticipate (13 maggio 2001) vinte dal centrodestra di Silvio Berlusconi.
Non dovrebbe, inoltre, sfuggire agli smemorati che nel Governo Amato II vi erano l’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, Ministro della Difesa; Enrico Letta, Ministro dell’Industria, Piero Fassino, Ministro della Giustizia; Franco Bassanini, Ministro della Funzione Pubblica; Pier Luigi Bersani, Ministro dei Trasporti; Alfonso Pecoraro Scanio, Ministro dell’Agricoltura; Agazio Loiero, Ministro degli Affari Regionali … Solo per citarne alcuni
Una Legge di modifica/stravolgimento della Carta costituzionale della Repubblica italiana confermata da Referendum il 7 ottobre 2001 con voto popolare che ha visto partecipare solo il 34,05% degli elettori e che si è imposto con una vittoria schiacciante a favore dei sostenitori dello stravolgimento della Costituzione democratica e antifascista: il SÌ ha ottenuto il 64,21% e il NO il 35,79%.
Alla smemoratezza dei più si aggiunge, oggi, l’ipocrisia di chi urla alla modifica di ben 7 articoli della Costituzione mediante la legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, oggetto del Referendum del 22-23 marzo. Ipocrisia elevata all’ennesima potenza dal momento che la Legge Costituzionale del 2001 per introdurre nel corpo della Costituzione il federalismo con la spada di Damocle dell’Autonomia Differenziata ha operato massicci stravolgimenti con l’utilizzo di un linguaggio che ha fatto violenza all’eleganza e alla chiarezza espositiva dei Padri e delle Madri Costituenti. Si rivoltano nella tomba, a distanza di tempo, il latinista Concetto Marchesi e il critico letterario Pietro Pancrazi incaricati dai Costituenti a rivedere linguisticamente il testo per rendere la Legge fondamentale dello Stato semplice e chiara..
Ma, tornando all’ipocrisia di coloro i quali, oggi, si scandalizzano della modifica di 7 articoli della Costituzione da parte del centrodestra, dov’erano “lor signori” (Così li chiamerebbe il bravissimo Fortebraccio) quando è stata emendata in senso federale la nostra Costituzione? Ricordo agli smemorati che la Legge Costituzionale n. 59 del 12 marzo 2001 ha:
sostituito 7 articoli: 114, 116,117,118,119,120,127;
abrogato 6 articoli: 115,124,125 co. 1, 128, 129, 130;
modificato 2 articoli: 123 e 132.
Altro che la modifica di 7 articoli!
Gli ipocriti e gli ignavi (Quest’ultimi massicciamente presenti nel corpo elettorale) dovrebbero avere l’umiltà di non toccare il tasto dello “stravolgimento della Carta Costituzionale della Repubblica italiana nata dalla lotta antifascista”. Molto danno è stato commesso 25 anni fa nel silenzio assordante dei media e dei paladini individuali e organizzati della “tutela della Costituzione”.
In conclusione, almeno noi comuni elettori, togliamoci la maschera dell’ignavia e rechiamoci alle urne recuperando, almeno, il potere di decidere con la nostra testa, senza farci ammaliare dalla verbosità degli ipocriti di turno di destra e di sinistra. Sbagliare è umano ...

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