Dalla Resistenza nelle valli alpine al contributo dei roccellesi alla Liberazione: un intervento intenso e documentato che restituisce nomi, storie e dignità ai protagonisti della lotta al nazifascismo.
Nel corso della cerimonia del 25 Aprile svoltasi nella Villetta dei Caduti di Roccella Jonica, promossa dalla sezione locale dell’ANPI, uno dei momenti più intensi e significativi è stato rappresentato dall’intervento del prof. Antonio Simone, studioso appassionato e instancabile ricercatore della storia della Resistenza.
Al professore Simone va riconosciuto un encomio sincero per il suo lavoro rigoroso e appassionato, portato avanti negli anni con grande dedizione, finalizzato a riportare alla luce vicende, nomi e storie spesso dimenticate. La sua attività di ricerca storica, unita a un prezioso impegno nella divulgazione, contribuisce a mantenere viva la memoria collettiva e a rafforzare la consapevolezza delle radici democratiche del nostro Paese.
Nel suo intervento, il prof. Simone ha offerto una testimonianza intensa e coinvolgente, intrecciando ricordi personali maturati negli anni di insegnamento nel Nord Italia con una ricostruzione puntuale del contributo dei calabresi – e in particolare dei roccellesi – alla lotta partigiana. Attraverso episodi toccanti, come quello legato al comandante partigiano Giulio Nicoletta, e mediante un accurato elenco di combattenti, caduti e dispersi originari di Roccella Jonica, il professore ha restituito dignità e memoria a uomini e donne che hanno preso parte alla Liberazione, spesso pagando con la vita o con l’oblio.
Un racconto che ha saputo unire dimensione storica e umana, sottolineando come anche una comunità del Sud abbia dato un contributo significativo alla Resistenza, partecipando attivamente alla conquista della libertà e della democrazia.
Intervento integrale del prof. Antonio Simone
Carissimi amici, un saluto a voi che presenziate a questa importante celebrazione, un sentito grazie per questo mio invito va alla Sez. ANPI di Roccella Jonica.
Non potevo esimermi dal dire la mia in questa ricorrenza del 25 Aprile, dato che la lotta partigiana, assieme al Risorgimento, fu la mia giovanile infatuazione della Storia.
Questa giornata mi porta a ricordare i 25 Aprile degli anni passati, in cui, per motivi di lavoro, mi trovavo nelle valli alpine del Piemonte, ove, tale ricorrenza acquisiva ogni anno un significato speciale: coinvolgeva interi comuni e borgate ove cittadini avevano un cugino, nipote, conoscente da commemorare.
Paesi e montagne teatro tra le più sanguinose battaglie tra giovani partigiani e le forze nazifasciste. Rastrellamenti di intere borgate e successive esecuzioni di ribelli e innocui cittadini erano di frequenza quotidiana.
Insegnavo, negli anni ’80, in una scuola di un paese della Valle Susa, le aule di questa scuola affacciavano in un cortile dove esisteva un piccolo monumento che ricordava con i loro nomi incisi, la fucilazione di 17 giovani rastrellati, passati per le armi nella forma più aberrante e feroce delle fucilazioni, non al solito messi in fila vicino a un muro davanti il plotone d’esecuzione, bensì, voltati di spalle e finiti tutti, uno per uno, con un colpo ravvicinato di pistola sparato dietro la nuca.
Ho sempre evitato di guardare dalla finestra quel Monumento, per non ricordare quella atrocità. Tutta quella zona alpina era disseminata di lapidi, colonne spezzate, sculture con nomi di caduti partigiani: sempre mi fermavo a leggerli.
Tra quei nomi non mancavano certo quelli di estrazione meridionale e calabrese. E si, anche i calabresi sono stati partecipi e protagonisti della liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Pensate, uno di questi fu perfino comandante della 43ᵃ divisione e fu tra i primi con i suoi partigiani che partecipò alla liberazione di Torino. Si chiamava Giulio Nicoletta.
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| Giulio Nicoletta (Crotone, 21 agosto 1921 – Giaveno, 23 giugno 2009) è stato un partigiano e militare italiano, decorato con la medaglia d'argento al valor militare. |
Tutti i giornali, specie quelli locali, esaltavano le sue gesta, era temuto perfino dai tedeschi, tutti lo chiamavano Comandante Calabrese… e mi chiedevo, calabrese di dove?
Guarda caso, mentre ero ancora in quel paese della valle Susa, questo Comandante è venuto per inaugurare un monumento di alcuni Caduti.
Non me lo sono lasciato sfuggire. Alla fine del suo solenne discorso fu attorniato da tanta gente, conoscenti, persino da tanti suoi ex partigiani.
Come mi potevo avvicinare? Mi sono fatto largo e, stringendogli la mano, gli ho detto: Comandante sono calabrese. L’ho bloccato. Al che ha scansato tutti e mi ha concesso una mezz'oretta di conversazione.
Era di Crotone. Mi ha detto da ragazzo, sono venuto a Roccella come giocatore di una squadra di calcio. Verso la fine del dialogo ho chiesto: perché non siete ritornato in Calabria? Mi ha risposto commosso: Sono sempre qui a visitare i cimiteri dove sono sepolti i miei ragazzi. Ho fatto un grande sforzo a trattenere le lacrime.
Per sua volontà, alla sua morte, avvenuta nel 2009, ha voluto essere sepolto nel Sacrario dei Caduti Partigiani, eretto nel Cimitero di Giaveno, in mezzo ai tanti suoi ragazzi Caduti.
Mi aveva fatto dono di una foto, che adesso circola su web, dove si vede lui alla testa dei suoi uomini nella sfilata di Torino a liberazione avvenuta. Dietro di lui, il suo vice, un partigiano di Catanzaro.
Ebbene sì, sono tanti i calabresi che parteciparono alla cacciata dei nazifascisti dall’Italia e alla conquista della Libertà.
Non mancarono certamente partigiani roccellesi. Mi sia consentito in questa occasione citare quelli riconosciuti e elencati dalle Commissioni apposite.
A parte Rocco Repice, Giuseppe Spataro, Domenico Tripaldi, fucilati dai nazifascisti, il primo a Cuneo e gli altri due in Liguria, di cui si è parlato, voglio citare alcuni che non si hanno avute notizie, citati dai documenti come dispersi, o morti in prigionia, sin dai giorni successivi dell’8 Settembre 43: Nicola Coluccio (Vici ’i Carnalavari), Coluccio Peppino (‘U Colau), Ilario Vozzo, Alfredo Ursino, Scali Giovanni Pasquale, quest’ultimi due finiti nei forni crematori in Germania.
Da ricordare anche i partigiani combattenti, sconosciuti, che sono sfuggiti ad ogni catalogazione, tra questi da annoverare Giuseppe Filocamo, meglio noto come ‘Peppino d’‘u Cumparucciu’, che militò nelle file di Giustizia e Libertà. A questi vanno aggiunti altri due di cui si hanno scarse informazioni: Giuseppe Armone e Ricciotti Daniero, non si sa con quali qualifiche. I Partigiani certificati, nativi di Roccella Jonica, riconosciuti dalle varie Commissioni sono:
Agostino Paolo, inizialmente militare in Marina. Col nome di battaglia Sandro, Patriota, fece parte sin dal Maggio 44 della 3ᵃ Div. Alpi, Cuneo, Formazione di Giustizia e Libertà, per passare dopo nella Brg. Fossano. È il papà della nostra amica Caterina Agostino.
Aldo Bottari della nota famiglia abitante al Borgo, figlio del Cav. D. Vincenzo, più volte Sindaco di Roccella, qualificato Partigiano Combattente, ha operato sin dall’8 Settembre 43 nel Lazio, faceva parte della storica “Banda Caruso”. Formata da militari dei Carabinieri Reali che diedero origine al ‘Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri’. Formazione guidata dal Generale Filippo Caruso, altro calabrese. 12 carabinieri della stessa ‘Banda’ finirono nelle Fosse Ardeatine;
Rocco Vincenzo Cartolano, ovvero, il papà dell’amica Rosa Maria Cartolano, Partigiano Combattente, col nome di battaglia Gelsomino, ha operato nelle Langhe nella 2ᵃ Divisione per poi passare nella 102ᵃ Brigata Garibaldi;
Ernestina d’Amato, Patriota, prestava servizio civile. Con compiti di staffetta partigiana faceva parte del Raggruppamento Partigiani Alto Adige, nella zona di Bolzano;
Franco Laganà, figlio del noto poeta dialettale roccellese Micheluccio. Benemerito Partigiano, col nome di battaglia: Francone, fece parte nella Divisione Giustizia e Libertà che ha operato nel torinese;
Ferdinando Mori, Partigiano Combattente, ha combattuto in Liguria, fu Capitano e Commissario politico della Divisione Garibaldi Mingo, Brg Pio. Fu ferito in combattimento.
Angelo Pristeri ha combattuto in Piemonte, fece parte della 24ᵃ Brg. Sap Vanni;
Antonio Roccisano, soldato in Marina, dal Maggio 44 fece parte della 105ᵃ Brigata Garibaldi. Ha operato in Piemonte;
Giuseppe Spagnolo, Partigiano Combattente, dopo l’8 Settembre 43 fece parte della Banda ‘Corchiano Carosi’, molto attiva nel Viterbese, fino al Giugno 44;
Domenico Tipaldo di Domenico, classificato Patriota, ha operato in Piemonte;
Domenico Tipaldo di Mario, fu Partigiano Combattente, non è chiara la zona dove ha combattuto, forse in Piemonte;
Domenico Vozzo, inizialmente faceva parte degli Alpini dell’Esercito Italiano. Divenuto Partigiano Combattente, col nome di battaglia: Carnera, fece parte della 3ᵃ Brigata Candida. Ha operato in Piemonte;
Francesco Ramunni, altro qualificato Partigiano Combattente che ha combattuto in Emilia Romagna. Fu insignito di Medaglia di Bronzo al V. M. con la seguente motivazione: “Ufficiale addetto al rifornimento viveri di un reggimento fanteria, in quattro mesi di operazioni dava prova di eccezionale capacità operativa, assicurando in ogni contingenza la continuità dei rifornimenti ai reparti di linea. Malgrado la scarsità di mezzi a disposizione, durante l’ultima fase offensiva che portava il reggimento oltre PO, l’Adige e il Brenta assolveva il delicato incarico in modo encomiabile per precisione e tempestività, apportando con la sua infaticabile attività, col suo entusiasmo e col suo eccezionale spirito di sacrificio, un notevole contributo delle operazioni. Zona Po, Adige, Brenta. 13 Gennaio-29 Aprile 1945.
Per concludere voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati per questa riuscita manifestazione che ricorda i Caduti, i Combattenti Partigiani, i partecipanti sconosciuti, tutti roccellesi, che hanno combattuto per liberare l’Italia dal nazifascismo e dare a noi l’agognata Libertà. Teniamo sempre alto e gridiamo in ogni dove il nostro inno: ora e sempre: BELLA CIAO. Grazie.
Link del 25 Aprile promosso dalla Sezione ANPI di Roccella Jonica:




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