di Vito Pirruccio
Dopo il voto referendario di marzo, il Nord accelera sull’Autonomia Differenziata mentre il Governo archivia il commissariamento della sanità calabrese: tra spinte federaliste, conti irrisolti e ombre della malagestione, resta aperta la domanda su chi pagherà davvero il prezzo delle scelte politiche.
Nel commentare il risultato referendario del 22-23 marzo mi sono permesso, dal mio piccolo angolo visuale, di richiamare l’attenzione sul voto maggioritario dato al SÌ nelle Regioni del Nord e, in particolare, a soffermare l’attenzione sulle dichiarazioni del Presidente della Lombardia e sugli esponenti della Lega all’indomani della prova referendaria.
A proposito dell’Autonomia Differenziata, dopo il Sì delle Regioni del Nord, era facilmente intuibile che la Lega di Salvini, Calderoli, Fontana e Zaia sarebbe ritornata a pressare sull’agenda del Governo post-referendum. E, così, è stato!
Il 2 aprile scorso, a dieci giorni dal voto, la Conferenza Unificata Stato Regioni e Provincie Autonome ha dato il via libera alle pre-intese con le quattro Regioni del Nord, con il voto contrario delle sei regioni governate dal centro-sinistra (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Puglia e Campania). Il punto chiave delle pre-intese sottoscritte con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto lo ritroviamo nell’Allegato 2 del documento “Tutela della Salute – Coordinamento della finanza pubblica”(Lo schema delle pre-intese è identico per tutte e quattro le Regioni interessate), nel quale vengono elencate con chiarezza le “leve operative” riconosciute in tale materia a ciascuna Regione subordinandole “al rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e all’equilibrio economico-finanziario del proprio sistema sanitario”.
Il punto cardine è la Sanità e tralasciamo volutamente, per non appesantire la lettura, le altre materie oggetto di pre-intesa come il Servizio di Protezione Civile regionale.
A stretto giro arriva il provvedimento del Consiglio dei Ministri del 10 aprile u.s. che decreta la fine, dopo 17 anni, del commissariamento della sanità calabrese. La dichiarazione degli esponenti nostrani del centrodestra è così sintetizzabile: “Con la fine del commissariamento si apre ora una fase nuova per la Calabria, chiamata a dimostrare sul campo la capacità di gestire autonomamente il proprio sistema sanitario. La sfida sarà trasformare questo passaggio storico in un reale miglioramento dei servizi, rispondendo in modo efficace alle esigenze dei cittadini”. Gli esponenti di governo regionale e nazionale usano all’unisono l’aggettivo storico, per il solo fatto di aver ottenuto la fine del commissariamento a seguito della ricognizione dei debiti della sanità calabrese. Certamente un passo importante, ma che dovrebbe indurre a contenere l’enfasi, perché cosa si dirà nel momento in cui sapremo quando e come si pagherà il debito e, soprattutto, chi?
Lo pagherà chi si è arricchito con le famose doppie e triple fatture? Lo pagheranno gli amministratori e i responsabili degli uffici che non hanno redatto i bilanci per un decennio? Lo pagheranno coloro i quali a seguito dello scioglimento per infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso sono stati individuati (Si spera che gli scioglimenti siano serviti a questo!) responsabili del sodalizio criminale ipotizzato?
Nel dossier 2025 pubblicato da Avviso Pubblico da pagina 57 a pagina 69 esiste un apposito capitolo “Gli scioglimenti delle Aziende Sanitarie Provinciali” – Il capitolo viene chiuso da un’interessante intervista a Santo Giuffré – nel quale emerge che “dal 2005 e al 2024 sono stati decretati otto scioglimenti per infiltrazione mafiosa di aziende sanitarie locali o provinciali. Le due regioni italiane coinvolte sono state Campania e Calabria. Nello specifico, in Campania sono stati sciolti due enti sanitari ovvero l’A.S.L. Napoli 4 e l’Azienda ospedaliera di Caserta, mentre in Calabria sono stati coinvolti 4 enti sanitari ovvero l’A.S.L. 9 Locri, l’A.S.P. Reggio Calabria (in due occasioni), l’A.S.P. Vibo Valentia (in due occasioni) e l’A.S.P. Catanzaro. Complessivamente sono state 12 le commissioni d’accesso inviate presso 9 aziende sanitarie provinciali. Quattro di questi procedimenti, ovvero quelli relativi all’A.S.L. di Pavia nel 2011, all’A.S.P. di Cosenza nel 2013, all’Azienda sanitaria di Caserta nel 2014 e all’A.S.L. Napoli 1 nel 2020, si sono conclusi con un’archiviazione”.
Saranno i responsabili a pagare di quello che l’Avviso Pubblico elenca essere i mali della cattiva gestione (Disordine organizzativo, gestione amministrativa superficiale, gestione del personale e struttura organica fuori controllo, mancata programmazione e pianificazione delle attività, mancato rispetto delle procedure e delle misure anticorruzione e trasparenza – p. 62 del Dossier Avviso Pubblico 2025 -) o, come temiamo i cittadini comuni, i soliti noti?
Quando saranno assicurati alla giustizia e a pagare di tasca propria coloro i quali hanno favorito e intascato i benefici della malasanità a nostro danno, allora sarà appropriato usare l’aggettivo “storico”. Solo dopo l’avverarsi del motto dell’Araba Fenice “Post fata resurgam" ("Dopo la morte risorgerò") sarà lecito utilizzare l’aggettivo ”storico”. Prima, è un po’ forzato e sa di propaganda.
Ad oggi di storico abbiamo solo che in Italia è cambiata sostanzialmente (Formalmente è cambiata con la Riforma del Titolo V della Costituzione del 2001) la Forma di Stato rispetto a quella, a suo tempo, voluta dai Padri e dalle Madri Costituenti: da Stato unitario a base Regionale siamo diventati uno Stato Federale. Il disegno del “sincero democratico” Bossi (Parole del Presidente Mattarella: “L’Italia – si legge nel Comunicato del Presidente della Repubblica per la morte del Senatur - perde un leader politico appassionato e un sincero democratico”) sta diventando realtà.
Il prezzo e il lascito politico del “sincero democratico” Bossi continueremo a pagarlo, purtroppo, noi cittadini comuni che ci rechiamo indomiti alle urne convinti di camminare sull’orlo della speranza, ma in compagnia del mitico e sacro uccello egizio che ci sussurra nella cabina elettorale: “Post fata resurgam!”.

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