Redditi tra i più bassi d’Italia, ma spese della politica in aumento: una contraddizione che non può passare inosservata.
Ancora una volta la Calabria finisce sotto i riflettori nazionali. E non per buone notizie.
Nell’articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella mette nero su bianco una fotografia impietosa: da un lato una regione tra le più povere d’Italia, dall’altro una politica che continua ad aumentare costi, incarichi e privilegi.
Il dato da cui parte l’analisi è già di per sé eloquente: il reddito medio pro capite delle famiglie calabresi si attesta intorno ai 16.800 euro annui, poco più della metà rispetto alle regioni del Nord.
Eppure, in questo contesto, la giunta regionale ha deciso di aumentare il numero degli assessori e introdurre nuovi sottosegretari, con stipendi mensili che sfiorano i 14.470 euro, praticamente equivalenti al reddito annuo di molti cittadini calabresi.
L’articolo evidenzia una serie di misure che fanno discutere:
- estensione dei benefit (come il contributo auto mensile) a un numero maggiore di amministratori
- indennità aggiuntive per missioni
- creazione di staff dedicati ai sottosegretari con costi rilevanti per le casse pubbliche
Secondo quanto riportato, si tratterebbe di una spesa complessiva che può arrivare a circa due milioni di euro l’anno.
Il tutto in una regione che continua a registrare criticità strutturali: sanità in difficoltà, redditi bassi e forte emigrazione giovanile.
Il punto politico: una distanza che fa rumore
Il cuore del ragionamento di Stella non è solo economico, ma profondamente politico.
Il problema non è soltanto quanto si spende, ma quando e perché si decide di spendere.
In un territorio dove le famiglie fanno fatica, dove i servizi essenziali arrancano, l’aumento di incarichi e benefit rischia di apparire come una scelta scollegata dalla realtà quotidiana dei cittadini.
Una riflessione che riguarda tutti
Questo articolo non è solo una critica alla Calabria, ma un richiamo più ampio al modo di fare politica in Italia.
Non è la prima volta che Gian Antonio Stella affronta il tema dei privilegi e degli sprechi: già con La casta aveva acceso un dibattito nazionale su questi temi.
Oggi, a distanza di anni, il rischio è che quelle dinamiche non siano mai state davvero superate.
Conclusione
La domanda che resta è semplice, ma fondamentale:
può una politica che aumenta i propri costi mentre i cittadini si impoveriscono essere credibile?
Perché senza questo passaggio, ogni riforma rischia di restare solo sulla carta.

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