Cinquanta immagini, molte delle quali irripetibili, per raccontare la Roccella di ieri e di oggi attraverso scatti autentici, pieni di luce, dettagli ed emozioni. Un viaggio fotografico che restituisce alla nostra comunità luoghi e atmosfere che il tempo ha ormai cambiato per sempre.
Ci sono mostre fotografiche che si attraversano con gli occhi e con la memoria.
Una di queste è stata la mostra di Angelo Laganà, dedicata e intitolata "Roccella Jonica... un tuffo nella storia tra Passato e Presente".
Dopo aver avuto l'opportunità di vedere da vicino le immagini esposte al Convento dei Minimi, ciò che mi ha colpito immediatamente è la qualità della fotografia e, soprattutto, la capacità dell'autore di andare oltre la semplice rappresentazione di un luogo.
Le fotografie di Laganà sono incantevoli perché raccontano attraverso i particolari, attraverso le prospettive, attraverso quelle condizioni di luce naturale che il fotografo ha saputo aspettare e cogliere nel momento giusto.
È proprio la luce, in molti degli scatti esposti, a diventare una vera protagonista. Non una luce costruita artificialmente, ma quella del sole, del tramonto, delle diverse ore della giornata, capace di accarezzare una facciata, mettere in risalto una pietra, disegnare un'ombra o dare profondità a uno scorcio.
E qui sta anche uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Laganà: la fotografia come documento autentico.
Non immagini costruite a tavolino, non effetti spettacolari aggiunti successivamente, non artifici destinati a modificare la realtà. Sono scatti che conservano la loro naturalezza e restituiscono i luoghi per come erano realmente, con i loro colori, le loro imperfezioni, le loro atmosfere.
Particolarmente significativa è la grande attenzione dedicata al Castello dei Principi Carafa, protagonista di una parte consistente della mostra.
Le fotografie realizzate prima degli interventi sul palazzo feudale acquistano oggi un valore che va ben oltre quello artistico. Sono diventate documenti della memoria, perché permettono di vedere ciò che c'era prima e di confrontarlo con ciò che è stato fatto dopo.
Osservandole con attenzione, viene spontaneo chiedersi quanto avrebbe potuto restituire alla nostra comunità un intervento di vero restauro conservativo, capace di valorizzare la materia storica, le pietre, le stratificazioni e le caratteristiche originarie dell'antico maniero.
Quelle immagini, in questo senso, parlano da sole.
Mostrano dettagli, volumi e particolari architettonici che oggi rappresentano una testimonianza preziosa di ciò che il Castello era. E soprattutto consentono di comprendere quanto la fotografia possa diventare uno strumento fondamentale anche per riflettere sulle scelte compiute nella tutela del patrimonio storico.
Proprio le straordinarie fotografie dedicate al Castello dei Principi Carafa potrebbero, a mio avviso, avere una seconda vita. Nel corso della conferenza di presentazione, l'ex sindaco Giuseppe Certomà ha lanciato un'idea che meriterebbe di essere raccolta: dedicare all'interno dello stesso Castello uno spazio permanente alle immagini di Angelo Laganà.
Sarebbe una scelta di grande significato. Queste fotografie rappresentano una documentazione preziosa di ciò che il palazzo feudale era prima degli interventi che ne hanno modificato l'aspetto. Tenerle esposte proprio all'interno del Castello significherebbe creare un affascinante dialogo tra il monumento di oggi e la memoria fotografica di quello di ieri.
Un percorso permanente potrebbe così permettere ai visitatori di conoscere, particolari, prospettive e caratteristiche architettoniche che appartengono ormai alla storia dell'edificio.
Sarebbe, in definitiva, un modo semplice ma straordinariamente efficace per fare della fotografia uno strumento di memoria e di conoscenza, rendendo omaggio al lavoro di un artista che per tanti anni ha saputo osservare, documentare e raccontare Roccella con il suo obiettivo.
Sarebbe proprio bello che quelle fotografie, nate per raccontare il Castello, potessero un giorno tornare proprio lì dove quella storia è stata vissuta.
Molte delle immagini presentate da Laganà sono irripetibili per definizione. Non perché siano semplicemente belle fotografie, ma perché ritraggono una Roccella che non esiste più nello stesso modo.
Il tempo cambia i luoghi, modifica gli edifici, trasforma i paesaggi, cancella particolari. Ma l'obiettivo di un fotografo, quando sa osservare e anticipare il momento giusto, può riuscire a fermare tutto questo.
E così una fotografia nata magari molti anni fa diventa oggi una testimonianza preziosa per chi guarda.
La mostra comprendeva 50 fotografie nel formato 60x40, accompagnate da 10 immagini panoramiche, tra cui una spettacolare fotografia lunga circa 2 metri e 30 centimetri e alta 50 centimetri, capace di restituire, in un'unica visione, la città di Roccella attraverso scorci dal mare e dalla montagna.
Ma sono soprattutto le emozioni suscitate dalle immagini a dare il senso vero dell'esposizione.
Guardando il lavoro di Angelo Laganà si comprende quanto tempo, pazienza e passione siano necessari per costruire nel corso degli anni un patrimonio di questo genere.
Bisogna conoscere i luoghi, tornarci, osservarli in condizioni diverse, aspettare la luce giusta e, soprattutto, avere la sensibilità per capire quando premere il pulsante della macchina fotografica.
È una fotografia che non vuole semplicemente stupire. Vuole conservare.
Conservare la Roccella che abbiamo conosciuto, quella che abbiamo dimenticato e quella che forse non abbiamo mai avuto l'opportunità di vedere.
Ed è proprio per questo che la mostra non dovrebbe essere considerata soltanto un'esposizione artistica, perché è anche un piccolo, prezioso archivio della memoria collettiva.
Un patrimonio che Angelo Laganà ha costruito nel tempo con impegno, amore e dedizione e che oggi offre alla sua città.
E forse il complimento più bello che si possa fare a queste fotografie è proprio questo: alcune sembrano immagini del passato, ma mentre le guardi ti accorgi che stanno raccontando anche il futuro, perché tra qualche anno saranno loro a dirci com'era Roccella oggi.
Un ringraziamento, dunque, al Maestro Angelo Laganà per aver saputo guardare Roccella con occhi attenti e sensibili e per averci restituito, attraverso la sua macchina fotografica, qualcosa che vale molto più di una bella immagine, vale la possibilità di non perdere la nostra memoria.





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