Si è pianto dalle risate. E non è un modo di dire.
Per due ore e mezza il pubblico del Teatro al Castello di Roccella Jonica è rimasto incollato alla scena, trascinato da una commedia brillante che non ha mai perso ritmo. Un susseguirsi di battute, equivoci e colpi di scena che ha coinvolto il numeroso pubblico presente dall'inizio alla fine.
La storia prende spunto da un antico proverbio popolare: "Un padre campa cento figli, ma cento figli non sanno campare un padre." Un detto che sembra trovare piena conferma nel comportamento dei figli nei confronti dell'anziano genitore, lasciato troppo spesso solo e senza le attenzioni che meriterebbe.
Ma è qui che arriva il colpo di genio della commedia. Quando il furbo padre lascia intendere di essere in possesso di una ricca eredità – che in realtà non esiste – tutto cambia improvvisamente. I figli riscoprono affetto, premure e attenzioni, gareggiando tra loro per offrirgli cure e coccole, in una sequenza di scene esilaranti che scatena risate continue.
Straordinaria l'interpretazione di tutti gli attori, perfettamente calati nei rispettivi ruoli e protagonisti di una prova corale di altissimo livello, capace di tenere viva la scena per tutta la durata dello spettacolo.
Poi arriva il finale. Un epilogo che ribalta ancora una volta la prospettiva e lascia il pubblico con una riflessione profonda: l'amore verso un padre o una madre non può dipendere da un interesse o dalla speranza di un'eredità. Il rispetto, la gratitudine e l'affetto devono essere sinceri e quotidiani, perché i veri valori della vita non hanno prezzo.
È questa la forza di Opera Prima: riuscire a far ridere a crepapelle e, nello stesso tempo, lasciare nello spettatore un messaggio che continua a vivere anche dopo la chiusura del sipario.






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