- Data: 3 Gennaio 2026
- Luogo: Chiesa San Giuseppe, Roccella Ionica
- Orario: ore 18:30
di Vito Pirruccio
In “L’utilità dell’inutile”, libro tradotto in ventiquattro lingue e premio Principessa delle Asturie 2023, Nuccio Ordine scrive un saggio su tutte quelle “cose che non producono profitto e vengono considerate superflue” in una società, come la nostra, in cui primeggia l’effimero nell’universo dell’utilitarismo.
È un libro in controtendenza rispetto al sentire comune nel quale il grande studioso di letteratura italiana inserisce nella vulgata dell’inutilità “l’arte e la letteratura”. Nuccio Ordine, dall’alto della sua cultura, si fa portatore di una denuncia contro la società dell’effimero e richiama la necessità di contrastare la povertà educativa che non alberga solo in chi è collocato economicamente ai margini della società, ma principalmente tra coloro i quali, pur non appartenendo agli stadi economici alti della ricchezza, parlano e pensano utilizzando i parametri dell’opulenza. In questo contesto si annida l’inutilità della Cultura e trova il sopravvento l’effimero come distrattore di massa.
La stessa Unione Europea alle prese con la più grave crisi del dopoguerra e con una guerra alle porte che richiederà ai suoi cittadini sacrifici, speriamo solo economici, dilapida risorse per feste e sollazzi fatti passare come cultura e tradizioni, nel mentre gli edifici scolastici, specie quelli del nostro profondo Sud, nonostante i quattrini finora spesi, risultano inadeguati e gli ospedali cadono a pezzi con servizi da terzo mondo e con pazienti costretti ad emigrare alla ricerca di cure migliori. Solo per richiamare due emergenze alle quali non si riesce a mettere fine.
Ma l’effimero è diventato vitale. Lo ha capito bene la politica nostrana che non si spende con la stessa determinazione per scuole e ospedali, mentre ci regala concerti e sollazzi ad ogni piè sospinto dandoci conferma di quanto denunciava Rousseau più di due secoli fa: “Gli antichi politici parlavano senza posa di costumi e di virtù; i nostri non parlano che di commercio e di denaro”.
Come stupirsi, quindi, quando una Regione povera come la nostra la sola vetrina che sappia con efficacia offrire al turista la ritroviamo allestita di ‘nduja, tarantelle con le più eccentriche combinazioni, sagre e via discorrendo!
Basta sostare un istante e farsi un giro nel principale aeroporto calabrese, quello di Lamezia Terme. Noterete che per fare spazio, ad esempio, al box di informazioni turistiche collocato, fino a qualche tempo fa, nel centro del lato arrivi, è stato rimosso l’angolo della produzione letteraria calabrese che faceva bella mostra di sé all’uscita passeggeri. Le opere ristampate da Rubbettino e altre case editrici calabresi dei “nostri” Alvaro, Strati, Perri, La Cava, Repaci, Campanella, tanto per riferirci ai classici, e Criaco, Gangemi, Abate, Teti, i nostri grandi autori contemporanei, non fanno parte più della vetrina d’accoglienza. Al loro posto un anonimo box con schermo in basso che opera voli mozzafiato sulle nostre coste, le montagne innevate e i famosi Bronzi di Riace; il giornalaio; più in là uno store del Catanzaro mini-modello Barcellona con i richiami ai fasti di Massimo Palanca e alle storiche sette presenze in serie A, ormai datate; uno spazio di souvenir e un altro della nostra rinomata arte orafa di successo.
La cultura rimossa, persino, dall’angolo, perché non è oggetto di richiamo turistico. L’utilità diventa inutile e a pensarci bene, forse, hanno ragione quei politici nostrani, “progressisti e conservatori”, che dispensano circenses senza pane. Loro sì che hanno le antenne lunghe! Conoscono i loro polli: i governati/sudditi si rassegnano facilmente ai disservizi sanitari e scolastici davanti a un giro di tarantella e un’inforcata di pasta con la nduja.
Le immagini diffuse hanno documentato la situazione di ben sei ambulanze ferme con al loro interno pazienti che non hanno trovato posto nel pronto soccorso e sono rimasti a bordo dei mezzi che, a loro volta, essendo già occupati dai poveri malcapitati cittadini che hanno richiesto i soccorsi, non si sono potute muovere dall’ospedale.
Tutto ciò comporta il rischio concreto di una paralisi della già precaria situazione di gestione delle emergenze sul territorio, già carente in condizioni normali per via delle ambulanze che troppo spesso viaggiano senza medici a bordo.
Come Assemblea delle Minoranze riteniamo assurda e inaccettabile questa situazione e chiediamo l’intervento di tutte le componenti politiche ed istituzionali del territorio.
Non serve a nulla, dunque, avere tanti rappresentanti regionali eletti sul territorio, siano essi di maggioranza o di opposizione se poi alla prova dei fatti si assiste ad un silenzio assordante su questa situazione ormai al limite della tolleranza sociale su un tema come la sanità che da decenni, ormai, vede la Locride subire questa situazione drammatica e non più accettabile.
Auspichiamo, inoltre, che si alzi forte e chiara anche la voce dei Sindaci del nostro territorio con azioni concrete e che tali propositi non rimangano soltanto annunci fatti ad onor di telecamera nelle Assemblee delle due assise dei Sindaci della Locride.
Assemblea delle Minoranze della Locride.
2026: meno slogan, più visione per il nostro territorio!
Voglio rivolgere il mio più sentito e sincero augurio a tutti i miei concittadini e a tutti coloro che mi conoscono per un nuovo anno foriero di pace, salute e serenità.
Spero davvero che il 2026 sia l’anno capace di incoraggiare le persone giuste – competenti, capaci e meritevoli – a uscire finalmente dal guscio e a dare un contributo concreto al nostro pezzetto di terra, che possiede enormi potenzialità ma che troppo spesso non trova chi sappia valorizzarle davvero.
Roccella, così come tutta la Locride e l’intera fascia jonica, così a lungo bistrattata e dimenticati, potrebbe vivere di turismo per almeno sei mesi l’anno. Non è utopia. Gli sporadici gruppi di persone provenienti da Germania, Polonia, Inghilterra e da altri Paesi che arrivano nella nostra terra, sia ad aprile che ad ottobre, restano incantati dal clima mite, dal mare, dalla natura, dai borghi e dalle nostre risorse autentiche.
Basterebbe davvero organizzarsi, anche grazie ai voli economici che collegano Lamezia Terme e Reggio Calabria alle principali città europee: creare pacchetti turistici ad hoc, puntare sulla realizzazione di alberghi diffusi in ogni paese e valorizzare percorsi naturalistici, culturali ed enogastronomici capaci di raccontare la nostra identità. Un turismo sostenibile, destagionalizzato e di qualità non solo è possibile, ma rappresenta una concreta opportunità di crescita, lavoro e riscatto per tutto il territorio.
E invece continuiamo a riempirci la bocca di turismo, slogan e bandiere, mentre nella realtà anche il mese di agosto si accorcia sempre di più. Si va avanti sperando nella manna dal cielo, puntando tutto sulla settimana di Ferragosto e finendo per “spennare” i turisti di ritorno tra parcheggi a pagamento, multe e servizi spesso insufficienti. Così non si costruisce sviluppo, ma si consuma quel poco che resta.
Roccella, purtroppo, da sola e senza persone capaci di valorizzare davvero l’intero comprensorio, non crescerà mai. Nonostante le centinaia di milioni di euro sperperati negli anni, non si è riusciti a creare nulla di realmente originale, attrattivo e duraturo. Il Castello, ad esempio, è stato spesso utilizzato solo come strumento per far arrivare fiumi di denaro pubblico, ma la verità è che nessuno verrà mai a Roccella da fuori con il solo scopo di visitare il Castello o il MUSMIR, se non c’è qualcosa di autentico, coinvolgente e vivo da vedere.
Le persone non vogliono guardare cartoni animati o video dei passati festival jazz. Ai visitatori bisogna stimolare la curiosità, raccontare una storia vera, far vedere e toccare con mano ciò che è stato: la storia dei Carafa, la vita che si è svolta in quei luoghi, il legame con il mare, con la terra, con le tradizioni. Non bastano totem e cartelloni se poi le case nobiliari restano chiuse, i frantoi abbandonati e i reperti dell’arte marinara e contadina finiscono negli scantinati a fare ragnatele e polvere. La cultura non si improvvisa e non si simula: si custodisce, si apre, si racconta.
Il futuro non è svendere il teatro al Castello a un agente musicale per poche serate nel mese di agosto. Il futuro è pianificare: una stagione teatrale vernacolare estiva, capace di coinvolgere il territorio, e un festival jazz finalmente dignitoso, presentato e promosso in tutta Italia già nel mese di marzo, per arrivare preparati e credibili alla fine di agosto. E perché no, organizzare concerti ed eventi anche nella bassa stagione, accompagnandoli con convenzioni negli esercizi commerciali del paese per tutti coloro che sono in possesso del biglietto, così da creare economia diffusa e permanenza reale.
Il turismo non può essere improvvisazione né sfruttamento di breve periodo: deve essere visione, programmazione, collaborazione e rispetto per chi sceglie di venire nella nostra terra.
Chi ha voglia di spendersi e lavorare in questa direzione, io/noi ci sono/ci siamo: fatevi sentire!
Che il 2026 possa essere davvero l’anno del coraggio, della responsabilità e delle scelte giuste, per restituire dignità e futuro a un territorio che merita molto di più.
Sono qui con il cuore colmo di tristezza, ma anche di immensa gratitudine, per salutare la Signora Rosa Curtale, vedova Congiusta.
Ieri sera, a Roma, si è spenta una luce che ha illuminato non solo la sua famiglia, ma l'intera comunità di Roccella Ionica.
Rosa era una donna d’altri tempi, dotata di un’anima pura e di una bontà senza confini. La sua vita è stata un intreccio raro di profonda cultura e straordinaria umiltà. Con le sue lauree, in Lettere e in Giurisprudenza, avrebbe potuto guardare il mondo dall'alto; invece, ha scelto di camminare accanto a tutti, parlando con chiunque con un rispetto e una dolcezza che restano impressi nel cuore di chi l'ha conosciuta.
Come Maestra di Diritto nelle scuole superiori, ha guidato migliaia di giovani, trasmettendo loro non solo nozioni giuridiche, ma soprattutto i valori della legalità, dell'amore e della dignità umana.
Nonostante gli anni vissuti lontano, tra Arezzo e Roma, al seguito della prestigiosa carriera del caro marito, l'ex Questore della Polizia di Stato dott. Francesco Congiusta, il suo cuore non ha mai lasciato Roccella. Ogni occasione era quella giusta per tornare nel suo luogo dell'anima, dove ritrovava la gioia più profonda.
La sua generosità non conosceva ostacoli: insieme alla sua famiglia, ha teso la mano a chiunque fosse in difficoltà, offrendo un aiuto concreto, silenzioso e dignitoso.
Rosa era amata da tutti perché lei, per prima, sapeva amare in modo incondizionato. La sua presenza trasmetteva pace; le sue parole erano sempre un balsamo di saggezza e carità.
Oggi piangiamo una donna colta, una madre esemplare, una maestra di vita e una cittadina illustre. Ma soprattutto, piangiamo un’amica che sapeva ascoltare con umiltà e di offrire consigli preziosi.
Mentre ci prepariamo ad accoglierla per l’ultimo viaggio qui nella sua amata Roccella, la ricordiamo con una preghiera, certi che la sua anima buona abbia già trovato la pace dei giusti.
I funerali si svolgeranno Mercoledì 31 Dicembre 2025 alle ore 10:00 nella Chiesa di San Nicola ex Aleph.
Ai figli Josè (con la moglie Melania Punturi) e Patrizia (con il marito Mimmo Scali), ai nipoti Vittorio, Francesco, Andrea, Carlotta e Francesca, ai pronipoti Domenico e Alessandro, agli altri nipoti e ai parenti tutti, giungano le più sentite e profonde condoglianze da parte mia e dell'intera cittadinanza.
Signora Rosa, la vostra anima buona e l'infinita generosità hanno toccato il cuore di chiunque vi abbia conosciuta. La vostra dedizione alla famiglia, agli alunni e alla comunità di Roccella sarà ricordata per sempre.
Riposi in pace, Signora Rosa. La vostra bontà continuerà a fiorire nei cuori di chi avete amato.
Non ne fanno una giusta.
Non è un caso isolato: i lavori del lungomare lato sud e quelli sui marciapiedi sembrano rientrare nello stesso progetto, confermando una gestione complessiva quantomeno discutibile.
Colpisce, innanzitutto, la scelta incomprensibile di demolire un marciapiede relativamente recente, che — pur senza eccellere — risultava accettabile e funzionale, mentre in molte altre zone di Roccella i marciapiedi sono da anni in condizioni disastrose.
Una vera e propria vergogna, soprattutto se si pensa allo stato di abbandono dei marciapiedi di Zirgone, di viale degli Ulivi e dell’intera arteria principale, che avrebbero meritato ben altre priorità.
Ancora una volta, invece di migliorare, si è peggiorato.
Il tutto avviene in un contesto ancora più grave: mentre il Governo ammorbidisce, se non svuota, le sanzioni per gli amministratori che sperperano denaro pubblico sotto il controllo della Corte dei Conti. Proprio mentre, a Roccella, la Corte dei Conti ha passato al setaccio i bilanci dal 2015 in avanti, ammonendo seriamente l’amministrazione.
Di fronte a una legge che avanza in Parlamento e che riduce le responsabilità, a Roccella c’è sicuramente qualcuno pronto a stappare bottiglie di spumante.
Dall’intervento in Consiglio comunale le denunce su gestione, sicurezza e trasparenza di Multiservizi e Porto delle Grazie.
La delibera sulla razionalizzazione periodica delle società partecipate viene presentata come un atto dovuto. Tuttavia, riteniamo che non possa essere letta esclusivamente in chiave burocratica, ma richieda una valutazione politica, alla luce del reale stato dei fatti e di una documentazione che restituisce un quadro tutt’altro che rassicurante.
Per quanto riguarda la società Multiservizi, troppo spesso definita dai cittadini “Multidisservizi”, è doveroso chiarire che ciò non dipende dalla professionalità o dall’impegno dei lavoratori, ma da un’organizzazione del lavoro profondamente inefficiente.
Si interviene quasi esclusivamente in emergenza, a seguito delle segnalazioni dei cittadini, con lavori approssimativi che trasformano le strade in cantieri aperti per settimane e con ripristini che arrivano – quando arrivano – dopo mesi.
Una società che appare utilizzata più come strumento di gestione del personale e del consenso che come vero braccio operativo per garantire servizi adeguati alla comunità.
A ciò si aggiunge un dato oggettivo e preoccupante: la chiusura in passivo degli ultimi due bilanci consuntivi, 2023 e 2024.
Ci chiediamo se la semplice ricomposizione del Consiglio di Amministrazione sia davvero sufficiente a risolvere le profonde criticità strutturali della società.
Ma è sulla società Porto delle Grazie S.r.l. che emergono le maggiori e più gravi criticità.
Ribadiamo quanto già evidenziato negli anni precedenti: l’acquisizione del 71% delle quote societarie da parte del Comune solleva seri dubbi di legittimità rispetto all’art. 3, comma 27, della legge 244/2007, che vieta agli enti locali di detenere partecipazioni in società non strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali, e rispetto alla legge 190/2014, che impone la riduzione delle partecipazioni non indispensabili.
Ma oggi non siamo più solo di fronte a un problema giuridico: siamo di fronte a una gestione politicamente sbagliata e amministrativamente fallimentare.
Le note del Comitato Spontaneo dei Diportisti indirizzate al sindaco descrivono una situazione che stride profondamente con l’immagine positiva che l’Amministrazione tenta di veicolare.
L’aumento dei canoni è stato presentato come un semplice adeguamento ISTAT, ma in realtà si è tradotto in un aumento mascherato, ottenuto eliminando dai contratti servizi essenziali come alaggio e varo, trasformati da prestazioni incluse a costi aggiuntivi.
Ancora più grave è il tema della sicurezza.
I finger e le aree di ormeggio risultano liberamente accessibili, in assenza di sistemi di controllo degli accessi. Ciò ha già determinato accessi non autorizzati alle imbarcazioni, bivacchi notturni e utilizzi impropri degli spazi, con evidenti rischi per le persone, per le barche e per l’intera infrastruttura portuale.
È inaccettabile che, in una struttura a gestione pubblica, la sicurezza venga di fatto demandata ai diportisti, che peraltro restano legalmente responsabili di eventuali danni o incidenti.
Le ripetute richieste di installare cancelli e sistemi di accesso riservati ai soli aventi diritto sono rimaste senza risposta.
A ciò si aggiunge una gestione chiusa al dialogo, che penalizza i diportisti storici a favore di un presunto turismo d’élite. La frase rivolta al Comitato – “se non vi piace ve ne andate” – pronunciata da un anonimo amministratore in smart working è emblematica di un approccio inaccettabile per una società che gestisce un bene pubblico.
È inoltre doveroso evidenziare che è facile parlare di utili di esercizio quando la società non versa IMU e TARI sugli immobili. Non si tratta di affermazioni politiche, ma di un accertamento della Guardia di Finanza, che l’Amministrazione è chiamata a chiarire.
Paradossale, inoltre, la situazione di una società partecipata che arriva a denunciare il Comune per la concessione demaniale: uno scontro interno che rasenta l’assurdo.
Non è altresì chiaro quanto la società versi al Comune per l’utilizzo del travel lift, nonostante il Comune abbia recentemente sostenuto spese superiori ai 5.000 euro per la sua riparazione.
Questo non è un modello virtuoso di gestione, ma un sistema che genera confusione amministrativa e scarica costi sui cittadini.
Nessun piano degli ormeggi risulta pubblicato, nessuna strategia di sviluppo è stata avviata, nessun investimento strutturale sui problemi reali del porto, se non le famose piastrelle incollate "con la saliva" e che ormai si stanno sgretolando.
E poi c’è l’annoso problema dall’insabbiamento dell’imboccatura, che per tutta la piena stagione ha continuato a causare incagli, allontanando i diportisti.
Gravissima è infine la totale assenza di trasparenza nelle assunzioni, con procedure prive di bandi pubblici e graduatorie, alimentando il sospetto di un sistema clientelare.
Il Comune, socio di maggioranza al 71% della Porto delle Grazie S.r.l., non può limitarsi a ratificare una delibera di razionalizzazione come se fosse un atto neutro.
Per queste ragioni chiediamo un impegno politico immediato: per la risoluzione delle criticità segnalate dal Comitato dei Diportisti; per il ripristino delle condizioni minime di sicurezza e di servizio; per l’apertura urgente di un tavolo di confronto tra Amministrazione comunale, società e Comitato, prima della scadenza dei rinnovi contrattuali.
Il nostro voto non può che essere contrario, perché questa non è razionalizzazione, ma il mantenimento di un sistema inefficiente, opaco e lontano dall’interesse pubblico.
E' Slittata a Domenico 28 dicembre la terza edizione dell’atteso evento dedicato alla pignolata, uno dei dolci natalizi simbolo della tradizione calabrese.
A partire dalle ore 17:00, la piazzetta del Bar Borgo di Roccella Jonica tornerà ad animarsi di profumi, sorrisi e atmosfera natalizia.
La manifestazione, organizzata dal Bar Borgo Pasticceria Gelateria, è ormai diventata negli anni un appuntamento fisso per la nostra comunità, capace di unire grandi e piccoli nel segno della tradizione e della convivialità.
Quest’anno l’evento si inserisce come momento centrale e apripista della più ampia manifestazione cittadina della “Notte Bianca – Christmas Edition”, contribuendo a rendere il centro storico un luogo vivo e partecipato.
Cuore pulsante dell’iniziativa sarà il laboratorio per bambini “Creiamo insieme la Pignolata!”, che prenderà il via alle ore 17:15.
Guidati dall'ingegnoso staff del Bar Borgo, i
Alle ore 18:00 l’atmosfera sarà scaldata dalle note e dall’energia della A.G.M. Street Band, mentre il momento più atteso è previsto per le ore 18:30 con il tradizionale “Taglio della Pignolata” gigante, giunto alla sua terza edizione, seguito dalla degustazione gratuita offerta al pubblico.
La pignolata del Bar Borgo è il frutto del lavoro, della passione e della dedizione di Annamaria Logozzo, titolare del Bar Borgo, della sua famiglia, dei pasticceri e di tutto il suo staff, che ogni anno rinnovano con cura e amore una tradizione capace di unire gusto, identità e spirito comunitario.
La serata proseguirà fino a tarda ora con intrattenimento, musica e, tra le 19:00 e le 20:00, anche uno spettacolo di fuoco, trasformando la piazza in un vero e proprio punto di riferimento del Natale roccellese, in dialogo con gli altri eventi diffusi sul territorio comunale.
Un appuntamento da non perdere, che il 28 dicembre promette di regalare ancora una volta emozioni autentiche, sapori antichi e il calore di una comunità che si ritrova attorno alle proprie tradizioni.