Mentre il Comune di Caulonia ha ritenuto doveroso informare tempestivamente cittadini e turisti con un comunicato stampa sulla riduzione dell'area interessata dal divieto di balneazione, il Comune di Roccella Jonica ha scelto il silenzio.
Eppure è proprio il Comune di Roccella ad aver emanato l'Ordinanza n. 59 del 22 luglio 2026, con la quale il tratto di mare interdetto viene ridotto da 600 metri a 100 metri per lato rispetto al punto di monitoraggio.
L'ordinanza è chiara: la criticità riguarda l'area in prossimità dello scarico del depuratore comunale. Inoltre, nel provvedimento si legge che le indagini tecniche hanno individuato presumibilmente l'origine del problema nella proliferazione di Escherichia coli a valle della vasca di clorazione dell'impianto di depurazione. Si attendono ora le controanalisi dell'ARPACAL, uniche a poter consentire la revoca definitiva del divieto.
Sorge però una domanda: perché il Comune non ha ritenuto di spiegare tutto questo ai cittadini e agli operatori turistici?
Per anni ci è stato raccontato che il depuratore rappresentava un'eccellenza, un'infrastruttura efficiente e uno dei punti di forza della nostra città, anche in relazione al conseguimento della Bandiera Blu. Oggi, invece, gli stessi atti comunali parlano di una criticità che ha richiesto un provvedimento urgente a tutela della salute pubblica.
La trasparenza, in questi casi, dovrebbe essere la prima risposta dell'Amministrazione.
C'è poi un altro aspetto che merita attenzione.
Nell'ordinanza viene richiamato il Camping Holiday Park, al quale è stata trasmessa copia del provvedimento affinché informi i propri ospiti. È comprensibile l'esigenza di coinvolgere la struttura, ma è difficile comprendere perché il tratto di mare venga identificato, anche nella comunicazione pubblica, con il nome del campeggio.
Quella zona è conosciuta come località Canne. Perché non utilizzare questa denominazione geografica? Oppure il codice del punto di monitoraggio o le coordinate previste dalla normativa?
Associare un divieto di balneazione al nome di una struttura ricettiva privata (peraltro molto efficente per qualità umane e professionali dei gestori e dei servizi che offre) rischia infatti di provocare un danno d'immagine ingiustificato. Nell'immaginario dei turisti, il nome del campeggio finisce per essere collegato al problema, con possibili ripercussioni economiche proprio nel pieno della stagione estiva. Sono state anche segnalate partenze anticipate di alcuni ospiti che, non potendo usufruire della spiaggia, hanno deciso di lasciare la struttura.
Le attività turistiche rappresentano una risorsa fondamentale per l'economia di Roccella e meritano di essere tutelate anche attraverso una comunicazione istituzionale attenta e responsabile.
Purtroppo questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio che alimenta dubbi sulla credibilità dell'Amministrazione. Dai conti comunali, presentati per anni come solidi e oggi gravati da un pesante disavanzo, fino al photored di via Frangipane, presentato come uno strumento esclusivamente per la sicurezza stradale mentre il bilancio prevede rilevanti entrate da sanzioni, sono diversi gli episodi (questi citati solo in quest'ultimo mese) che hanno contribuito a incrinare il rapporto di fiducia con i cittadini.
Per recuperare credibilità non bastano gli slogan. Servono trasparenza, chiarezza e il coraggio di informare sempre la cittadinanza, soprattutto quando sono in gioco la salute pubblica, l'immagine turistica del territorio e gli interessi delle imprese che vi operano.
Il silenzio, in questi casi, non aiuta nessuno.

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