di Vito Pirruccio
In “L’utilità dell’inutile”, libro tradotto in ventiquattro lingue e premio Principessa delle Asturie 2023, Nuccio Ordine scrive un saggio su tutte quelle “cose che non producono profitto e vengono considerate superflue” in una società, come la nostra, in cui primeggia l’effimero nell’universo dell’utilitarismo.
È un libro in controtendenza rispetto al sentire comune nel quale il grande studioso di letteratura italiana inserisce nella vulgata dell’inutilità “l’arte e la letteratura”. Nuccio Ordine, dall’alto della sua cultura, si fa portatore di una denuncia contro la società dell’effimero e richiama la necessità di contrastare la povertà educativa che non alberga solo in chi è collocato economicamente ai margini della società, ma principalmente tra coloro i quali, pur non appartenendo agli stadi economici alti della ricchezza, parlano e pensano utilizzando i parametri dell’opulenza. In questo contesto si annida l’inutilità della Cultura e trova il sopravvento l’effimero come distrattore di massa.

In questi giorni pullulano i concerti e i concertoni di fine anno e non si guarda a spese. Amministrazioni che lesinano risorse per riparare le strade, garantire il servizio mensa agli alunni, sostenere quanti vivono ai margini della società, scoprono improvvisamente di possedere il tesoretto miracoloso per garantire balli e lazzi agli astanti festosi riuniti in piazza per salutare l’anno alle spalle. Non si guarda a spese. Anzi, come leggiamo su alcune testate giornalistiche cartacee e online, si anticipano fior di quattrini pur di garantire lo sfarzo festaiolo. La stessa Unione Europea alle prese con la più grave crisi del dopoguerra e con una guerra alle porte che richiederà ai suoi cittadini sacrifici, speriamo solo economici, dilapida risorse per feste e sollazzi fatti passare come cultura e tradizioni, nel mentre gli edifici scolastici, specie quelli del nostro profondo Sud, nonostante i quattrini finora spesi, risultano inadeguati e gli ospedali cadono a pezzi con servizi da terzo mondo e con pazienti costretti ad emigrare alla ricerca di cure migliori. Solo per richiamare due emergenze alle quali non si riesce a mettere fine.
Ma l’effimero è diventato vitale. Lo ha capito bene la politica nostrana che non si spende con la stessa determinazione per scuole e ospedali, mentre ci regala concerti e sollazzi ad ogni piè sospinto dandoci conferma di quanto denunciava Rousseau più di due secoli fa: “Gli antichi politici parlavano senza posa di costumi e di virtù; i nostri non parlano che di commercio e di denaro”.
Come stupirsi, quindi, quando una Regione povera come la nostra la sola vetrina che sappia con efficacia offrire al turista la ritroviamo allestita di ‘nduja, tarantelle con le più eccentriche combinazioni, sagre e via discorrendo!
Basta sostare un istante e farsi un giro nel principale aeroporto calabrese, quello di Lamezia Terme. Noterete che per fare spazio, ad esempio, al box di informazioni turistiche collocato, fino a qualche tempo fa, nel centro del lato arrivi, è stato rimosso l’angolo della produzione letteraria calabrese che faceva bella mostra di sé all’uscita passeggeri. Le opere ristampate da Rubbettino e altre case editrici calabresi dei “nostri” Alvaro, Strati, Perri, La Cava, Repaci, Campanella, tanto per riferirci ai classici, e Criaco, Gangemi, Abate, Teti, i nostri grandi autori contemporanei, non fanno parte più della vetrina d’accoglienza. Al loro posto un anonimo box con schermo in basso che opera voli mozzafiato sulle nostre coste, le montagne innevate e i famosi Bronzi di Riace; il giornalaio; più in là uno store del Catanzaro mini-modello Barcellona con i richiami ai fasti di Massimo Palanca e alle storiche sette presenze in serie A, ormai datate; uno spazio di souvenir e un altro della nostra rinomata arte orafa di successo.
La cultura rimossa, persino, dall’angolo, perché non è oggetto di richiamo turistico. L’utilità diventa inutile e a pensarci bene, forse, hanno ragione quei politici nostrani, “progressisti e conservatori”, che dispensano circenses senza pane. Loro sì che hanno le antenne lunghe! Conoscono i loro polli: i governati/sudditi si rassegnano facilmente ai disservizi sanitari e scolastici davanti a un giro di tarantella e un’inforcata di pasta con la nduja.
L’effimero, infine, ha preso pericolosamente il sopravvento e non ci si vergogna neanche di esporre nell’assortita vetrina di un rinomato negozio del principale Centro Commerciale della Locride questo cuscino-regalo con la scritta: “Vivi il PRESENTE, invece di ripensare al PASSATO o di preoccuparti del FUTURO!”. Che dire? Siamo davanti alla povertà educativa che fa sfrontatamente bella mostra di sé! Che lavoraccio in salita hanno davanti i nostri insegnanti!