di Vito Pirruccio
Il dato allarmante che ci viene riproposto di continuo sullo stato demografico dei nostri comuni è costituito da quell’esercito di giovani che lascia la nostra terra in cerca di una vita migliore ipotecando, purtroppo, il futuro possibile di questo territorio.
Un dato che preoccupa, ancora di più, perché costituito da ragazze e ragazzi, in larga maggioranza in possesso di una buona formazione, che affidano ad altri contesti le competenze acquisite nel lungo arco temporale di studio.
Per quanti, invece, resistono alla fuga è stato coniato dall’amico Vito Teti, antropologo di successo, il termine “restanza”. Una parola sonora, ormai, sulla bocca di tutti e portata al successo del grande pubblico, anche, dal film “Un mondo a parte” interpretato dai bravissimi attori Virginia Raffaele ed Antonio Albanese.
Nel film di Riccardo Milani, infatti, Antonio Albanese nel dialogo con i genitori di Duilio, a fronte di un padre e una madre delusi, perché il loro figlio intende “dare una svolta alla sua vita dandosi alla coltivazione della terra”, l’attore comico sciorina pezzi dell’opera di Vito Teti “La restanza” (Einaudi Editore) e incoraggia i due genitori ad assecondare la voglia del figlio di non intraprendere la “via della fuga”, perché – come scrive nel saggio di successo l’antropologo calabrese, “… al diritto di emigrare corrisponde il diritto a restare, edificando un altro senso dei luoghi e di se stessi. Restanza significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente”.
Avevo da tempo voglia di riprendere questo tema della “Restanza” dopo l’uscita del libro ripubblicato sul tema da Vito Teti: “Quel che resta”. Ma ho cambiato impostazione a seguito di quanto accadutomi l’8 gennaio scorso sul Lungomare Sisinio Zito di Roccella Jonica al cospetto, per ora, di un anonimo e giovanissimo “restante”.
Erano le ore 18,26 (Orario da me appuntato per dare seguito alla denuncia dell’accaduto alle autorità competenti) e, come il mio solito, percorrevo in lungo e largo il lungomare roccellese per tenere bassi i valori glicemici. Durante la giornata era caduta abbondante pioggia e qua e là si erano formate delle pozzanghere. Arrivato all’altezza del parco giochi (Foto 1) una City Car Elettrica che si guida senza patente cambia improvvisamente carreggiata e si riversa sulla pozzanghera con l’evidente obiettivo di bagnarmi (La scena è stata ripresa dalle telecamere del parco giochi – Foto 2 - ed è evidente l’intento delinquenziale).
Compiuta la bravata della noia l’energumeno al volante accelera vigliaccamente dandosi alla fuga.
Dopo l’accaduto mi reco presso la locale Stazione dei carabinieri per effettuare la denuncia e, il giorno successivo, vengo invitato dal Comando dei Vigili Urbani di Roccella Jonica a visionare il filmato a seguito di formale denuncia trasmessa alle due autorità locali di polizia e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Locri. Confido che chi di dovere identifichi il responsabile.
Il fatto increscioso mi ha riportato al film di Virginia Raffaele ed Antonio Albanese e al saggio di successo di Vito Teti traendone, però, una considerazione opposta.
Quanti sono tra i “restanti” quelli come Duilio che scelgono, persino, il duro lavoro nei campi pur di rimanere nel loro luogo natio? Ce ne sono, lo so, ma non fanno rumore. Sono talmente concentrati sul loro difficile futuro che non hanno l’esigenza di esporsi più di tanto e, soprattutto, non hanno l’intento e il tempo di bighellonare e dare fastidio al prossimo. Non fanno parte certamente di quelle gangs di scansafatiche che sfrecciano sulle strade, come il delinquente di cui sopra, grazie al fatto che ci sono genitori pronti a mettere sotto il sedere del loro bamboccione una City Car per farlo sentire uomo membro di questa società. Spesso si tratta di delinquenti allo stadio iniziale che hanno appreso e sono assecondati da genitori i quali, a loro volta, hanno onorevolmente percorso con molta probabilità la stessa strada e con “successo”.
Candidati non alla RESTANZA, ma all’ARRESTANZA. Specie se chi di dovere non derubrichi il comportamento tipo quello di cui sono stato vittima a semplice maleducazione. Questa è solo la premessa. Il seguito è già scritto.
Foto 1 Luogo dell’accaduto:
Foto 2 Impianto di videosorveglianza:


Vito, mi dispiace dell'accaduto. Forse, nel caso di questo idiota, non si può definirlo in altro modo se non ancora peggio e volgarmente, ma "restanza" per lui, é in effetti "restatini" e non certo in senso positivo. Purtroppo, le madri degli idioti sono sempre incinte! E non parliamo di quella decina di torturatori con le marmitte assordanti contro i quali nessuno sembra voglia fare qualcosa.
RispondiElimina...e mettiamoci pure l'amministrazione comunale che con impunito dilettantismo ha avallato il rifacimento del manto stradale effettuato ad attributi di cane....
RispondiEliminaI maleducati sono in aumento perché la società è macera e le istituzioni assenti. Gregorio. Pirruccio
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