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Roccella in vetrina

lunedì 23 febbraio 2026

Roccella e un Carnevale che non c’è più: riscopriamo le nostre “rote”

Negli ultimi anni Roccella Ionica si è purtroppo contraddistinta in negativo per l’assenza di manifestazioni carnevalesche.

È vero, nei giorni clou del Carnevale il tempo non è stato clemente. Ma mentre altri paesi del comprensorio hanno saputo individuare giornate alternative per riempire piazze e strade con sfilate di carri allegorici, il coinvolgimento delle scuole e momenti di aggregazione per il divertimento di grandi e piccoli, la nostra piazza è rimasta deserta.

E questo fa riflettere.

Domenica 15 febbraio, al mattino, tante famiglie hanno portato i loro bambini in piazza. Una piazza senza uno straccio di musica, senza animazione, senza un programma che potesse dare il senso della festa. Solo gli scout, il Bar Borgo e Radio Roccella hanno provato ad animare un po’ questo Carnevale. E meno male. A loro va il mio grazie sincero, perché almeno hanno tentato di accendere una piccola luce in una giornata che avrebbe meritato ben altro.

Eppure Roccella non è un paese senza tradizioni. Anzi.

Roccella aveva — e ha — una storia carnevalesca importante, radicata, identitaria. Penso alle farse carnevalesche, le tipiche rote, autentiche commedie popolari di strada che per anni hanno fatto ridere e riflettere intere generazioni.

Le rote erano scritte da straordinari cantastorie roccellesi come Giuseppe Mazzaferro, detto “u Cimbalu”, Michelucciu e Giuseppe Carlino. Uomini capaci di raccontare vizi e virtù del paese con ironia, intelligenza e quella saggezza popolare che non era mai offensiva, ma sempre arguta e profondamente educativa.

Le rote non erano solo spettacolo: erano partecipazione, identità, senso di comunità. Venivano rappresentate nei quartieri, tra la gente, creando momenti di condivisione autentica. Raccontavano un tempo che, a ben guardare, somiglia molto anche al nostro.

Quei testi sono custoditi dall’associazione Roccella com'era, che in passato li ha riproposti in forma itinerante, riportando in vita una tradizione che non dovrebbe andare perduta.

Negli ultimi anni, invece, il vuoto.

Mentre le piazze dei paesi vicini si riempiono di colori, musica e sorrisi, la nostra resta silenziosa. E una piazza silenziosa durante il Carnevale non è solo un’occasione mancata: è un segnale che qualcosa nella capacità di fare comunità si è affievolito.

Il Carnevale non è soltanto divertimento. È cultura popolare, memoria collettiva, è il modo con cui un paese si racconta e si riconosce. È il coinvolgimento delle scuole, delle associazioni, dei quartieri. È la possibilità di ritrovarsi insieme senza barriere.

Spero davvero che nei prossimi anni si possa invertire questa tendenza. Che si possa tornare a programmare per tempo, coinvolgere le realtà associative, riscoprire le nostre antiche tradizioni e magari riportare in scena proprio le rote, adattandole ai tempi ma senza tradirne lo spirito.

Perché una piazza piena di bambini mascherati, di famiglie, di sorrisi, non è solo una festa riuscita: è il segno di una comunità viva.

E Roccella merita di tornare ad esserlo anche a Carnevale.

6 commenti:

  1. Bene, ancora una nota negativa per il nostro paese! Non c’è nessuna voglia di rendere i nostri bambini felici mentre sfilano in maschera! Sì, gli altri paesi si sono organizzati con le loro sfilate per le strade cittadine perché è questo che gli adulti devono dire ai bambini: ci siamo anche per rendervi felici! Ma chi? Gli amministratori con a capo il sindaco? No, Nicola, hai fatto bene a mettere in evidenza anche questa negligenza ma a che vale organizzare per i bambini? Meglio sfilare sorridente dietro la Schlein! Questo fa sì di essere ripresi in TV e cercare di preparare il terreno per il futuro personale! No, i bambini non danno nulla, non votano e non sono utili. Il cattivo tempo non può essere una scusa! Grazie agli scout, al Bar Borgo e a Radio Roccella. E già, che dire di Radio Roccella! Tutti i componenti hanno la mia stima per quanto si prodigano per il paese ma che sono abbandonati perché quello che fanno , lo fanno con le loro forze e per l’amore che hanno verso tutti noi. Chapeau!

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  2. Hai ragione Caro Nicola! Il non aver fatto nulla per il Re Carnevale è la rappresentazione plastica dello squallore insito nell'attuale amministrazione comunale, volutamente scritta in minuscolo. Ma cosa devono tramandare alle future generazioni: arroganza e pienezza di sè? Ma una risata alla fine li seppellirà (cfr. Stefano Benni), che avendo conosciuto i tempi belli di Roccella guarda da lassù e ride a crepapelle!

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  3. L'ultimo carnevale che io ricordi era stato organizzato da "privati" e imprenditori locali senza alcuna risorsa da parte dell'amministrazione, come si pensa di usare un minimo se si da il massimo per arricchire qualcuno con i concerti estivi senza tener conto dell'economia locale? In piazza come nelle vie centrali ci sono molte attività che con delle manifestazioni popolari trarrebbero beneficio invece di usarle solo per riempire le casse comunali.

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  4. È vero: da anni il Carnevale a Roccella è praticamente scomparso.
    E non è solo una questione di una sfilata saltata o di qualche giornata di pioggia. Il punto è che, quando vengono meno le occasioni di ritrovo, quando le piazze restano vuote nelle festività, lentamente si affievolisce anche il senso di comunità.
    Un Carnevale che non si fa non è soltanto una festa mancata: è un pezzo di socialità che perdiamo. È un’opportunità in meno per i bambini di vivere il proprio paese. È un momento in meno in cui famiglie, scuole, associazioni e quartieri possono incontrarsi.
    Ma il problema non riguarda solo il Carnevale.
    Negli anni abbiamo concentrato tutto su pochi grandi eventi estivi, anche di qualità, che riescono a portare gente nel nostro paese per qualche settimana. E poi? Per otto mesi il calendario resta quasi vuoto.
    Se vogliamo davvero parlare di sviluppo, dobbiamo iniziare a ragionare in modo diverso: non più eventi spot, ma una programmazione diffusa durante tutto l’anno.
    Non servono sempre manifestazioni enormi. Servono appuntamenti costanti:
    iniziative culturali
    eventi per famiglie
    momenti enogastronomici
    attività sportive e outdoor
    spettacoli di strada
    Serve un calendario che accompagni le stagioni e che dia, ogni mese, un motivo per uscire di casa… o per venire a Roccella.
    E proprio il Carnevale potrebbe essere il punto da cui ripartire.
    Le nostre antiche rote – le farse popolari che raccontavano con ironia la vita del paese – non devono restare un ricordo. Possono tornare a vivere come teatro di strada, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini, diventando un appuntamento fisso capace di unire tradizione e partecipazione.
    Portare gente tutto l’anno non significa inventarsi qualcosa di straordinario ogni volta, ma costruire continuità. Perché una piazza piena, anche per un piccolo evento, è il segno di una comunità che c’è.
    E Roccella ha tutte le risorse per esserlo, in ogni stagione..

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  5. Quando ero piccolo venivamo a Roccella per il Carnevale. In particolare ricordo l'ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, quando nel pomeriggio veniva celebrato il funerale di Re Carnevale. Il traffico stradale veniva bloccato ed il corteo funebre percorreva tutto il Corso di Roccella per giungere fino al Ponte di Zirgone. Re Carnevale era posto su un carro funebre e l'allegoria veniva interpretata da personaggi Roccellesi che si erano preparati nel corso dell'anno. Che gioia per noi bambini che aspettavamo questo periodo festoso e scanzonato! Il Re Carnevale, un fantoccio dalle parvenze umane, veniva bruciato appena dopo il rione di Zirgone tra un misto di sentimenti allegri ma anche tristi per la festività che andava via per dare spazio al periodo della Quaresima. Era una rappresentazione viva e partecipata che attirava tantissime persone anche dai paesi vicini. Oggi di tutto ciò non è rimasto nulla. Solo sciatteria e negazione di una tradizione e di un passato che suscitava emozione, gioia ed orgoglio di essere Roccellesi. Grazie amministratori per aver cancellato tutto ciò. Forse e dico forse sarete ricordati solo per questo. Buona fortuna!

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  6. Caro Amico, credo di essere delle tua stessa età, perché anch'io ricordo quello che tu garbatamente racconti in merito ai fasti roccellesi in onore del Re Carnevale. Che gioia davvero è stato viverli nel meglio della nostra gioventù. Ora non rimane nulla, se non questi quattro ragazzotti tutti cellulare e distintivo. Che miseria per loro! Per un passaggio in TV o per la gloria di un concerto venderebbero anche un genitore. Che se ne fanno di questo tipo di gloria o del potere e dei soldi che gli derivano dal loro incarico ottenuto incantando tanti utili idioti? Anche loro saranno attesi da quelle panchine ai bordi della piazza o davanti al monumento dei Caduti davanti alle quali le prossime giovani generazioni passeranno indifferenti non degnandoli di uno sguardo o di una parola! Ci riflettano, e tanto, e pongano in essere finché sono in tempo, buone pratiche per essere ricordati per aver fatto almeno qualcosa di buono per il futuro di noi tutti!

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