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Roccella in vetrina

domenica 21 dicembre 2025

Strade chiuse e percorso alternativo inadeguato: i disagi per Bosco Catalano

 

All’indomani delle leggere piogge che hanno provocato quanto puntualmente riportato nell’articolo di Telemia di ieri, ci siamo recati personalmente a effettuare un sopralluogo lungo la strada di “Maria”, oggi unica via di collegamento con Bosco Catalano e con le altre contrade collinari del paese, a seguito della chiusura della strada della Carcinara, Pogadi e su fino a Salice e Bosco.



La situazione che si presenta è a dir poco allarmante, non solo per le condizioni attuali, ma soprattutto per ciò che potrebbe accadere in caso di un temporale più intenso. 

Quanto successo con poche gocce d’acqua è già grave di per sé e lascia facilmente immaginare scenari ben peggiori. 

La carreggiata è estremamente stretta, dissestata, costellata di buche e vere e proprie voragini, con terra e sassi che invadono la sede stradale. A completare il quadro, una enorme vasca d’acqua stagnante a circa 500 metri dall’arrivo a Bosco Catalano, che rende il transito difficoltoso e potenzialmente pericoloso.



Durante il sopralluogo, salendo verso la località, abbiamo incrociato l’autovettura della Polizia Municipale. È doveroso precisare che, da parte loro, il servizio di monitoraggio del territorio non manca. Ma è altrettanto evidente che il semplice presidio o controllo non può essere considerato la risposta indispensabile a una situazione di questo genere. Monitorare un’emergenza senza intervenire per rimuoverne le cause significa limitarsi a constatarla, non a risolverla.

È francamente inaccettabile che, in pieno inverno, non si sia minimamente previsto che una situazione del genere potesse verificarsi, né si sia intervenuti per tempo, anche solo con lavori provvisori, per mettere in sicurezza i tratti oggi completamente al collasso. 

Ancora una volta, l’amministrazione comunale sembra limitarsi all’adozione di ordinanze fredde, ciniche e incondizionate, senza rivolgere ai cittadini alcuna raccomandazione, alcun avviso puntuale, né tantomeno – cosa che appare ormai impensabile – una parola di scuse per i disagi arrecati.

Si tratta dell’ennesima dimostrazione di un approccio amministrativo improntato al menefreghismo e all’incapacità di programmazione.



Un copione già visto in altre occasioni: i lavori alla scuola media con martelli pneumatici in funzione durante le lezioni, l’asfaltatura del lungomare effettuata in piena estate, i lavori al marciapiede davanti alla scuola avviati proprio all’indomani dell’inizio dell’anno scolastico, quasi come una punizione inflitta a studenti, insegnanti e famiglie.


Quando le scelte amministrative sembrano guidate esclusivamente da interessi e gestione delle risorse, e non dal buon senso e dal rispetto per i cittadini, il risultato è quello che oggi vediamo lungo la strada di Maria: una comunità lasciata sola, esposta a rischi evitabili, con il diritto alla sicurezza e alla mobilità ridotto a zero. 

Così non si governa un territorio.

2 commenti:

  1. SONO SANTO E ANIELLO MARE PULITO SONO MOLTO DISPIACIUTO DI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO AL MIO PAESE E AI MIEI CITTADINI DOBBIAMO PREGARE IL SIGNORE CHE NON VENGONO TEMPORALI FORTISSIMI E TERRAMOTI PERCHE POSSONO SUCCEDERE CONSEGUENZE GRAVISSIMI DOBIAMO TUTELARE I NOSTRI CITTADINI PREGHEREI IL SIGNOR SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE E SE CE L'INGENIERE DEL COMUNE DI FARE UN SOPRALOGO NEI MARCIAPPIEDE DI VIA ROMA DALLA PIAZZIETTA PRIMAVERA A BAR ZIRGONE CHE SONO UN DISASTRO CON PERICOLO DI INFORTUNI SANTO URSINO

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  2. Da cittadino roccellese che vive al Nord per lavoro e che torna a Roccella Jonica solo d’estate e a Natale, leggere questo ennesimo racconto di disagi proprio nella contrada dove dimoro, non mi sorprende più: lo trovo semplicemente coerente con il livello di approssimazione e arroganza con cui questa amministrazione governa il paese.
    Lo dico con cognizione di causa, perché il mio lavoro è proprio nel settore della viabilità in un Comune del Nord. Mi occupo quotidianamente di pianificazione del traffico, sicurezza stradale, ordinanze, cantieri e gestione delle emergenze. Proprio per questo, quando torno a Roccella, resto sinceramente sconcertato dal livello di improvvisazione che trovo.
    Chi vive lontano ha forse uno sguardo ancora più lucido: torni a casa aspettandoti accoglienza, servizi, rispetto per chi mantiene un legame affettivo ed economico con il territorio, e invece trovi strade chiuse, collegamenti improvvisati, nessuna informazione preventiva e zero programmazione. Bosco Catalano oggi, domani chissà quale altra contrada.
    E come se non bastasse, l’estate 2025 è stata l’ennesima dimostrazione di totale incapacità gestionale: un’isola pedonale imposta senza alcun preavviso, attiva ogni sera dalle 21 alle 2.00, senza uno straccio di studio sulla viabilità, senza confronto con residenti e operatori economici e soprattutto senza predisporre parcheggi alternativi. Chiunque lavori seriamente in questo settore sa che una misura del genere, presa così, è destinata solo a creare caos.
    Il risultato, infatti, è stato sotto gli occhi di tutti: traffico paralizzato nelle ore serali, auto lasciate ovunque, residenti e turisti costretti a girare a vuoto per lunghi minuti, attività penalizzate e cittadini esasperati.
    La motivazione ufficiale? “Sicurezza pubblica”.
    Mi permetto di dire, da addetto ai lavori, che questa non è sicurezza, ma un uso strumentale della parola. La sicurezza vera si costruisce con pianificazione, dati, soluzioni alternative e comunicazione. Qui, invece, è sembrato solo un pretesto per scaricare responsabilità politiche e gestionali, nascondendo evidenti lacune operative.
    E quando la gestione della viabilità appare così confusa, contraddittoria e dannosa, il problema non sono i cittadini che protestano, ma chi è stato messo a ricoprire ruoli delicatissimi senza esperienza né competenza adeguata, e chi politicamente lo ha lasciato fare senza indirizzo né controllo. In questo caso, più che una scelta per la sicurezza, l’isola pedonale è sembrata il modo più semplice per coprire inefficienze e deresponsabilizzarsi.
    Il copione è sempre lo stesso: ordinanze calate dall’alto, disagi evidenti, nessuna comunicazione preventiva e, come sempre, nessuna scusa. Un’amministrazione che non dialoga, non programma e non si assume mai la responsabilità delle proprie scelte.
    Io torno a Roccella perché la amo, perché è casa mia. Ma ogni anno è più difficile difendere questo paese davanti a chi viene da fuori e si chiede come sia possibile governare una località turistica e collinare con una gestione così superficiale e distante dai cittadini.
    Questo non è amministrare.
    È navigare a vista, sulla pelle delle persone.
    E il conto, come sempre, lo paghiamo noi.

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